Antonio Zequila si candida al
L'attore, nato in Costiera, è candidato con una lista civica di centrodestra: «Vorrei far tornare qui le troupe di cinema e tv». Er Mutanda? «Appellativo che mi fa schifo, però mi ha fatto incassare 500mila euro in serate e ospitate»
«Nella terra dei limoni porterò Meloni». Parola di Antonio Zequila, lo ricordate no?, il leggendario «Er Mutanda», soprannominato così per i diversi slip colorati che sfoggiava durante «L’isola dei famosi» nel lontano 2005. Ebbene, l’attore, 62 anni, noto come interprete di fotoromanzi, per la fama di latin lover (tra le sue conquiste ci sarebbe stata persino Joan Collins) e per una lite, quasi rissa, da culto in diretta tv con Adriano Pappalardo, figura tra gli aspiranti consiglieri comunali della lista «Avanti per Amalfi» a sostegno della candidatura a sindaco di Andrea Cretella . È lo stesso Cretella a spoilerare su facebook il suo nome aggiungendo che si tratta di «una grande opportunità per Amalfi».
Zequila lei conferma: è candidato al consiglio comunale di Amalfi? È vero, l’amico Cretella mi ha chiesto di candidarmi e io ho accettato».
Che orientamento politico ha la lista civica «Avanti per Amalfi»? «È una lista di centrodestra».
Mica è vannacciana? Cretella sui social annuncia con enfasi l’arrivo ad Amalfi del generale il 22 aprile. «Non credo proprio, Vannacci ed io abbiamo ideali diversi, io sono molto meloniano».
Ma lei si candidò già un’altra volta ad Amalfi alcuni anni fa o ricordo male? «No, no, quello fu un misunderstanding (sì, dice proprio così, ndr): ero andato a trovare alcuni amici in Costiera e cominciò a girare questa notizia. Ma era una fake, non mi sono mai candidato. All’epoca mi diede molto fastidio un senatore di Forza Italia, Vincenzo D’Anna, che in aula colse l’occasione della mia presunta candidatura nel suo stesso partito per prendermi in giro».
Cosa la lega alla Costiera amalfitana? «Le mie origini, io sono nato ad Atrani, poco distante da Amalfi».
Ma qual è il suo programma ? «Mi piacerebbe poter fare qualcosa per Amalfi, per renderla più internazionale. Come Positano».
Ha già uno slogan per la campagna elettorale? «Crederci sempre, arrendersi mai».
Ma lo diceva Simona Ventura!«Vero, allora prendo a prestito quello del mio papà: il leone è ferito ma non è morto».
Entriamo un po’ di più nel merito della sua idea di Amalfi per il futuro. «Vorrei fare qualcosa per la viabilità, per i parcheggi. Costruire o dare vita ad un ospedale per il territorio che ne ha bisogno. E mi piacerebbe anche che venisse realizzato un casinò».
Un casinò? «Sì, come a Montecarlo. Sarebbe un modo per creare un indotto più internazionale. E poi non dimentichi che io sono un attore».
Cosa significa? «Bisogna insistere per produrre qui degli eventi televisivi importanti, da prima serata, come accadeva sul finire degli anni Novanta. Ora la tv è scappata e non è giusto. Meno male che ci sono gli americani».
Perché? «Sono loro che vengono a girare qui, pensi solo a Denzel Washington e al film The Equalizer 3 ambientato nella mia Atrani. Noi italiani invece il cinema andiamo a farlo all’estero, in Bulgaria, dove la manodopera costa meno. Abbiamo gioelli incredibili e non li sappiamo valorizzare. Però io un’idea ce l’ho: gireremo Beautiful ad Amalfi».
Lei ad Amalfi ha anche dedicato un libro. «Sì, s’intitola Il pescatore d’Amalfi, la mia autobiografia che ho scritto dopo Gli alberi di Giovanni dedicato a mio padre. Sono molto legato a questo territorio, peccato che per me valga il nemo propheta in patria: mai invitato a manifestazioni ad Amalfi».
Le dà fastidio essere ancora oggi ricordato come “Er Mutanda”? Guardi, questo appellativo mi fa schifo. E mi fanno schifo anche quelli che lo usano». Però le ha dato tanta popolarità. «Preferirei essere ricordato per aver vinto 40 mila euro durante una puntata speciale di Caduta Libera e per averli devoluti alla Fabbrica del Sorriso».
Però “Er Mutanda” fa più colpo… «Ah sì? E allora le dico che posso parlare di Cartesio, Sofocle, Shakespeare, Pirandello, di cui ho portato in scena i Sei personaggi in cerca di autore con la regia di Franco Zeffirelli … posso conversare in italiano, inglese, americano…»
Però rimarrà sempre “Er Mutanda”… «Tutta colpa di quelli di Striscia la notizia che all’epoca si erano fissati con quest’appellativo. Che comunque mi ha portato introiti, ben 500 mila euro in serate, ospitate tv e film. Anzi, sa cosa le dico?
Prego, mi dica. «C’è gente che le mutande se l’è tolte per avere successo, io invece le ho indossate».
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