Il racconto dell’orrore dal letto di morte: io, violentata
La donna infettata da un uomo che sapeva d’essere malato. Oggi l’accusato è a processo, il pm chiede 24 anni di reclusione
Era sieropositivo dagli anni ’80 ma non lo aveva detto alla moglie e, dopo una serie di stupri, avrebbe contagiato anche un’altra donna, poi morta ad appena 37 anni per Aids. Al termine di un processo complesso, il pubblico ministero Valentina Maisto (in aula erano presenti anche il procuratore aggiunto Raffaello Falcone e l’altro sostituto Antonella Lauri) ha chiesto la condanna a ventiquattro anni di reclusione per N. C., oggi 65enne, residente in uno dei comuni dell’isola di Ischia, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale.
L'untore e i reati prescritti
Sarebbe lui l’untore che, consapevolmente, avrebbe continuato ad avere rapporti non protetti, nonostante da decenni fosse a conoscenza di essere stato contagiato dal virus dell’Hiv probabilmente quando da giovane, in Germania, faceva uso di eroina. Già prescritto, il reato di violenza sessuale non è mai stato contestato al 65enne, così come è intervenuta l’estinzione del reato di lesioni gravissime — per il contagio della moglie dell’imputato — che era tra i capi d’imputazione, perché scoperto nel 2003.
Una storia rimasta nel silenzio per decenni, denunciata solo nel 2016 da Anna Maria, una giovane donna polacca, che ormai nella fase terminale della malattia decise di raccontare tutto agli investigatori. Il 3 novembre del 2017, l’ex badante e cameriera si spense in ospedale, dopo aver lottato a lungo contro la malattia.Prima di morire, però, con il suo compagno dell’epoca decise di registrare alcuni filmati, in cui raccontava la sua storia. I video sono stati proiettati ieri mattina nell’aula 115 del palazzo di giustizia di Napoli, dinanzi ai giudici della Corte d’Assise partenopea, alla penultima udienza del complesso processo, che si chiuderà entro fine marzo con la sentenza.
In aula le immagini di un racconto straziante
Capelli biondi, il volto scavato dalla malattia, il fisico debilitato, costretta in un letto d’ospedale e con un filo di voce, il racconto di Anna Maria è straziante. «Era estate, il marito della mia amica mi portò nel bosco del cretaio a Lacco Ameno, mi colpì con due pugni in faccia e mi violentò. Disse che non avrei dovuto raccontare nulla, altrimenti mi avrebbe ucciso. E io sono stata zitta». Un racconto che ha aperto la requisitoria del pubblico ministero, un filmato che ha permesso ai giudici di avere il racconto dell’accaduto dalla voce dell’unica vittima al momento accertata.«Aveva mantenuto il silenzio a causa delle sua condizione di vulnerabilità economica» ha precisato il pubblico ministero. La donna era giunta in Italia nel 2000 dalla Polonia: prima badante in nero, grazie alla coppia aveva ottenuto il permesso di soggiorno ed un lavoro regolare come cameriera in una struttura ricettiva dell’isola verde.
I precedenti e i nuovi casi di contagio
Tra il 2001 e il 2003, N. C. aveva rivelato di essere sieropositivo alla moglie, anche lei contagiata, mentre Anna Maria è stata l’ultima a scoprirlo. La storia è stata ricostruita nei minimi dettagli dal pm Valentina Maisto nel corso della sua requisitoria, anche in base all’informativa firmata nel 2022 dal luogotenente dei carabinieri Antonio Amore.Il caso di Ischia, però, ricalca quelli degli «untori» più noti scoperti negli anni scorsi a Roma, Messina e Ancona, dove sono arrivate per tutti condanne definitive tra i 16 e i 22 anni di reclusione. Nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di infezione da Hiv e 450 nuovi casi di Aids, con un numero elevato di diagnosi tardive (circa il 60%). Ma la vera emergenza scoppiò tra gli anni ’80 e ’90, quando il mondo cominciò a scoprire la sindrome da immunodeficienza acquisita e a fare i conti con i casi da infezione di un virus che, in maniera lenta e progressiva, porta alla distruzione del sistema immunitario.
Lo storico bacio di Fernando Aiuti
La scoperta del virus dell’Hiv risale al 1981, quando i contagi erano diffusi in maniera particolare nella comunità omosessuale e tra i tossicodipendenti che facevano uso di eroina, solo dopo si scoprì che la diffusione del virus avveniva attraverso il sangue e sessualmente, anche se nei primi anni si temeva che il contagio potesse avvenire anche con la saliva. Il primo dicembre 1991 a Cagliari, nel pieno del convegno per la Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids, il bacio storico di Fernando Aiuti, pioniere della lotta contro l’Hiv, sulla bocca di una donna sieropositiva, Rosaria Iardino, è diventata un simbolo nella lotta contro lo stigma verso chi è affetto da Aids.Come anche nel 1992 le campagne Benetton ideate da Oliviero Toscani hanno rivoluzionato la pubblicità con immagini shock, in un periodo in cui i timori erano rivolti alle possibilità di contagio legate al consumo di eroina, droga molto diffusa anche tra i giovani delle famiglie «bene» delle grandi città italiane.
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12 marzo 2026 ( modifica il 12 marzo 2026 | 07:52)
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