Domenico, l'ora del trapianto nelle relazioni della stradale sull’arrivo del cuore al Monaldi
L'attuale fase delle indagini focalizzata su quanto avvenuto nei momenti precedenti alla decisione di procedere con l'espianto dell'organo malato. I pm acquisiscono i verbali della staffetta da Capodichino all'ospedale
Anche una relazione di servizio della polizia stradale di Napoli è finita agli atti dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e cinque mesi deceduto il 21 febbraio dopo sessanta giorni di ricovero in terapia intensiva in seguito ad un trapianto di cuore fallito lo scorso 23 dicembre all’ospedale Monaldi. Le indagini condotte dai carabinieri del Nas (guidati dal colonnello Alessandro Cisternino) e coordinate dalla Procura di Napoli (procuratore aggiunto Antonio Ricci, sostituto Giuseppe Tittaferrante) hanno portato finora ad ipotizzare il reato di omicidio colposo nei confronti di sette sanitari dell’ospedale partenopeo, due dei quali — il cardiochirurgo Guido Oppido ed il secondo operatore Emma Bergonzoni — indagati anche per il reato di falso in relazione alla redazione della cartella.
Per questa seconda ipotesi di reato, i due professionisti compariranno davanti al gip del tribunale di Napoli per l’interrogatorio preventivo, avendo per la prima volta la possibilità di difendersi — assistiti Oppido dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge; Bergonzoni dall’avvocato Vincenzo Maiello — e di riferire la propria versione dei fatti, anche per evitare la misura interdittiva della sospensione temporanea dalla professione avanzata dalla Procura. A quei due primi interrogatori, gli inquirenti arriveranno con un quadro generale ormai completo. In meno di un mese, infatti, sono stati ascoltati come persone informate dei fatti tutti i presenti — tra quelli non indagati — all’interno della sala operatoria del Monaldi, che hanno consentito di definire i contorni della vicenda. Alle dichiarazioni raccolte finora, nei prossimi mesi si aggiungeranno gli esiti dell’autopsia e le analisi specifiche sui campioni di tessuto dei due cuoricini: quello malato espiantato e quello sano, giunto lesionato dal ghiaccio. Attualmente, però, le indagini si concentrano in particolare sull’avvio dell’operazione di espianto del cuore sul piccolo Domenico, che sarebbe iniziata prima dell’arrivo del nuovo organo — poi risultato parzialmente congelato e inutilizzabile — in sala operatoria.
Per stabilire con certezza gli orari dell’inizio del clampaggio dell’aorta e dell’arrivo del cuore del donatore in ospedale, gli inquirenti hanno acquisito anche la relazione di servizio redatta dagli agenti della Polstrada di Napoli che fecero da staffetta all’equipe guidata dalla chirurga Gabriella Farina di ritorno da Bolzano, nel percorso dall’aeroporto di Capodichino al Monaldi. Quel dato potrebbe rendere ancora più preciso l’orario — che oscilla tra le 14.18 e le 14.30 — dell’arrivo del cuore in ospedale, confrontando anche sulla possibile telefonata delle 14.22 che sarebbe arrivata in sala operatoria per segnalare l’arrivo del nuovo cuore al Monaldi. Minuti, pochissimi giri di lancette, che hanno fatto la differenza nell’avvio di un trapianto di cuore che, con l’organo ormai danneggiato, secondo gli inquirenti non doveva iniziare. Per ricostruire quegli istanti, giovedì la Procura ha eseguito la copia forense del telefonino di una seconda infermiera perfusionista presente in sala operatoria il 23 dicembre, che avrebbe registrato video e scattato foto – con data e ora certe – di quelle fasi concitate, tra l’espianto del cuore malato di Domenico e l’arrivo del contenitore isotermico con il nuovo organo inglobato in un blocco di ghiaccio secco.La prima perfusionista, invece, nella sua cartella specifica aveva indicato l’orario delle 14:18 come inizio dell’operazione, dato confermato quasi da tutti i testimoni. Al vaglio c’è anche la possibilità di applicare un Berlin heart al piccolo Domenico, anziché collegarlo al macchinario Ecmo per la circolazione extracorporea: già utilizzato in passato, gli inquirenti vogliono capire se fossero presenti al Monaldi e, in tal caso, perché la scelta medica non sia stata quella.
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