Gli allevatori di molluschi e l'epatite A: «Bene i controlli, ma attenti agli abusivi». Si teme calo nelle vendite, a rischio la zuppa di cozze napoletana del giovedì santo
Ambrosio, presidente di Asso Mitili: «La nostra filiera è tracciata, dal luogo di coltivazione a quello di depurazione». Dito puntato contro gli abusivi e le condizioni di salute del mare a fine di gennaio: «Chiediamoci com'erano»
Mentre le istituzioni locali incrementano le misure atte a fronteggiare l'escalation di casi di Epatite A in Campania, con la Regione che ha intensificato i controlli sulla filiera dei molluschi e il Comune che con un'ordinanza ne ha vietato il consumo se crudi, l'allarme investe direttamente i produttori del settore, che ora temono un drastico calo delle vendite, proprio in un periodo, quello pasquale, che insieme a quello natalizio, fa registrare, in Campania, il massimo consumo di frutti di mare. In particolare, il giovedì santo, a Napoli, cucinare e consumare la zuppa di cozze è una tradizione antica e molto diffusa. Ma, quest'anno, considerata l'allerta legata all'incremento dei casi di infezione, c'è da scommettere che in molti eviteranno di onorarla. Sebbene infatti l'Epatite A abbia un decorso generalmente benigno - giova ricordarlo - e la sua presenza in Campania sia endemica, l'aumento dei casi - che la Asl segnala fino a 41 volte superiori rispetto agli ultimi tre anni - ha di certo alzato il livello di allerta.
I produttori di frutti di mare, dunque, a fronte di questo allarme, scendono in campo per rassicurare, ricordando alcuni dati del settore e puntando l'indice contro gli abusivi: «Le nostre strutture di produzione sono costantemente controllate dalle Asl competenti», afferma Giuseppe Ambrosio, presidente di Asso Mitili - e tutto il prodotto viene "cartellonato": significa che tutta filiera è tracciata, dal luogo di coltivazione a quello di depurazione».
Ma quali sono i numeri della filiera in regione? Si parla di duemila quintali l'anno, 80 addetti impegnati direttamente nel settore della produzione, senza contare quelli dell'indotto e della commercializzazione al dettaglio, secondo i dati diffusi dal Consorzio per la produzione di molluschi in Campania, che conta campi di allevamento che vanno da Castellammare di Stabia a Castel Volturno. La produzione complessiva si attesterebbe intorno ai 5000 quintali. I picchi di consumo, dicevamo, si registrano nel periodo natalizio e in quello delle festività pasquali, quando gran parte del prodotto arriva anche da altre regioni italiane e persino dall'estero.
A giudizio di Ambrosio bisognerebbe, in questo momento, puntare i fari sull'abusivismo di produzione e vendita «che secondo una nostra stima è del 25 per cento. Noi siamo controllati. Gli abusivi un giorno sono in luogo, quello successivo non ci sono più».
In quali condizioni operano gli abusivi? E innanzitutto il prodotto abusivo in quali condizioni viene allevato? Le domande che rilancia il Consorzio sono queste. I produttori quindi oltre a consigliare di fare acquisiti del prodotto da «strutture riconosciute» stanno già pensando di inserire nei cartelli «la scritta-invito a consumare il prodotto cotto». Si teme comunque un calo del consumo. Per Ambrosio, infine, bisogna fare anche un passo indietro anche per meglio comprendere quali erano le condizioni di salute del mare a fine di gennaio, anche in considerazione del periodo di incubazione del virus.
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20 marzo 2026 ( modifica il 20 marzo 2026 | 13:39)
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