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Referendum, la Campania boccia la riforma: è tra le aree che esprime il più forte dissenso

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Giustizia, il dato della campagna e le reazioni. Gratteri: «Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo». Il pg Policastro: «Pronti a lavorare per una giustizia migliore. Il ministro faccia quello che deve fare e non quello che ha fatto»

È la Campania del No (65,22%). La regione che ha espresso tra i più forti dissensi contro la riforma Nordio, scavando un solco profondo intorno al Sì (34,78%) e portando ai seggi oltre la metà (50,3) dei votanti. Un dato imprevisto nelle proporzioni in cui si è presentato che oggi — come avviene solitamente a causa della vorace attitudine rivendicativa dei partiti politici — ha molti genitori che sventolano il vessillo della vittoria e un muto esercito di orfani dietro quello ammainato della sconfitta.

L’eco delle RegionaliBisogna pur dire, però, che il clamoroso esito del referendum sulla giustizia in Campania riflette, in qualche modo, lo scarto impietoso che si registrò a novembre scorso alle Regionali tra Roberto Fico, eletto con oltre il 60 per cento, ed Edmondo Cirielli, sconfitto e distanziato di 25 punti, la cui corsa si fermò, infatti, al 35,7 per cento. E questo a conferma dell’esclusivo valore politico assegnato alla campagna referendaria — ferocemente polarizzata, anche a difesa di interessi di parte — avviata su un testo di riforma «blindato» e reso impermeabile a qualunque modifica parlamentare: un errore politico talmente grossolano e grave da avere inesorabilmente condizionato la pessima accoglienza ricevuta presso i cittadini. Tuttavia, occorre sottolineare che se il dato referendario si presta a una stringente lettura politica, questo non significa che vi sia un vero merito da riconoscere alle forze politiche che hanno sostenuto il No: al di là della loro opposizione alla riforma, infatti, non è emerso una controproposta convincente per riorganizzare un settore tanto delicato qual è la giustizia in Italia che continua ad arrancare e a incidere pesantemente sulla affidabilità internazionale del nostro paese. Di contro, almeno in Campania, non si è notato alcun particolare attivismo da parte del centrodestra a favore del Sì: la coalizione oggi al governo continua a presentare sul territorio un profilo appros-simativo, priva com’è di una vera leadership regionale in grado di connettere interessi e rappresentanza, al di là delle convenienze dei singoli. 

La festa dei magistratiDiscorso diverso per i magistrati. I quali hanno intonato persino «Bella ciao» nella saletta dell’Anm del tribunale di Napoli dove una cinquantina di essi ha brindato con lo champagne la bocciatura della riforma Nordio. Tra i presenti, anche il procuratore generale presso la Corte d’Appello Aldo Policastro, in prima linea nella battaglia per il No. Del resto, sono stati proprio i magistrati ad esporsi sin dall‘inizio nella contesa referendaria. Policastro, protagonista di una durissima polemica con il ministro Nordio, è stato accolto al suo arrivo negli uffici al grido di «Aldo, Aldo» ed ha festeggiato con Ettore Ferrara, presidente del comitato napoletano per il No. «Chi non salta Meloni è», hanno poi continuato esultanti alcuni dei presenti, prendendosela anche con la sostituta procuratrice del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e front-woman del Sì, Annalisa Imparato («Chi non salta Imparato è».) e con l’ex presidente Anm, Luca Palamara. Cori prontamente bloccati e redarguiti dai colleghi e dalla presidente della sezione napoletana dell’Anm, Leda Rossetti. 

I testimonial del NoIl procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, tra i testimonial più accesi a sostegno del No, ha commentato entusiasta il risultato delle urne: «La vittoria del No rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile — ha detto — è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti». 

Il procuratore generale Aldo Policastro ha poi aperto una riflessione sulle esigenze reali della organizzazione giudiziaria. «Noi siamo qui pronti per lavorare fin da subito per una giustizia migliore — ha sostenuto — più efficiente. Il ministro faccia quello che deve fare e non quello che ha fatto. Il dato oggettivo e chiaro è che questa riforma la voleva Gelli con la P2 e poi Berlusconi — ha aggiunto — ed è un dato, come dire, non discutibile, è un dato storico, è figlia di quella storia, questa riforma. È forte il richiamo da parte del presidente della Repubblica — ha tenuto a rimarcare il procuratore generale di Napoli — al rispetto tra le istituzioni e in questo caso non c’è stato. Ne prendiamo atto e prendiamo atto di un abbassamento del livello dell’istituzione democratica del Paese in questo referendum, che ha sostanzialmente danneggiato non tanto il referendum e la magistratura, ma l’istituzione democratica nel suo complesso. Ci aspettiamo — ha concluso — che si rifletta su quello che è stato, su come è stata condotta questa campagna referendaria, di come possa aver danneggiato le istituzioni democratiche». Il pm Henry John Woodcock ha confessato che non avrebbe potuto festeggiare meglio il suo compleanno: «Gli italiani hanno dimostrato di amare la loro Costituzione, e di saper esercitare le loro prerogative democratiche. Il merito va ad ogni singola persona — ha spiegato — che in palestra, al supermercato, per strada si è sentito caricato dell’onere e dell’onore di spiegare quali storture e quale abominio sarebbe conseguito ad una simile riforma. Il più bel regalo per il mio cinquantanovesimo compleanno». 

Il dato nelle provinceMa andiamo a vedere il voto nelle realtà provinciali. Certo, salta agli occhi il dato di Napoli e provincia, dove il Sì si è fermato al 28,53% e il No è balzato al 71,47%. Un divario da record. Meno larga, invece, la distanza tra le due opzioni referendarie a Salerno e provincia (42,20% per il Sì e 57,80% per il No). Anche nel Casertano le distanze restano ampie (Sì: 40,94%; No: 59,06%). Mentre a Benevento e provincia lo scarto è stato di circa 13 punti (Sì: 43,78%; No: 56,22)%. E ad Avellino e provincia si è nuovamente allargato (Sì: 39,16%; No: 60,84% ). 

La presidente Anm«La separazione delle carriere è stata utilizzata, a nostro avviso, come un cavallo di Troia per raggiungere altri obiettivi» e la vittoria del no al referendum «non significa che una riforma della giustizia non sia necessaria». Sulla scia dei commenti degli altri colleghi, anche Leda Rossetti, presidente della giunta esecutiva dell’Anm di Napoli, ha deciso di far riferimento comunque alla necessità di aprire una nuova stagione di riforme da condividere: «Sono tante le riforme necessarie e urgenti — ha specificato Rossetti — soprattutto per la lentezza dei processi civili e penali, per la depenalizzazione dei reati bagattellari, la geografia giudiziaria e soprattutto investire sulle risorse umane, magistrati e cancellieri, e dare una buona prova come fatto con il Pnrr, con il 90% di pendenze abbattute».

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