La risurrezione non è una nuova vita, ma piena realizzazione di questa
È possibile anche solo “sbirciare” dentro il Paradiso? Che vuol dire o, come sarà, la vita eterna, promessa agli uomini e alle donne con la risurrezione? Forse una cosa possiamo dirla, ovviamente sulla base del Vangelo. Nella risurrezione, la vita non è post-umana, rimane umana, ovviamente risorta: questo vuol dire che la nostra carne, il nostro corpo, verranno trasformati (risorti), non sostituiti. Quindi, nel mondo dei risorti – proprio perché la “carne” resta – ci riconosceremo, ci abbracceremo, ci parleremo. Perché non dircelo? Perché non dirlo a chi è disperato per la morte dei propri cari, degli amici, di coloro con cui abbiamo vissuto? Certo, non sappiamo come, ma che ci riconosceremo è parte della sostanza della fede cristiana. La vita nella risurrezione dei corpi e dei mondi – di cui il Risorto è la porta e lo Spirito ha le chiavi –, è un’esplosione della nostra vita mille volte più emozionante e colorata di un’asettica energia cosmica nella quale tutto dovrebbe confluire.
Occorre riconoscere purtroppo che l’immagine della beatitudine nel cielo non trova più grande accoglienza nella spiritualità cristiana. È facile, ad esempio, commiserare chi muore. Tutti diciamo: poveraccio! Ed è anche ragionevole dirlo, in un certo senso. La morte pesa amaramente. Eccome! Magari aggiungiamo anche – sempre come cristiani – che chi è morto vive nella felicità eterna, nella massima beatitudine, ma lo diciamo con qualche distanza dalla vera convinzione; e comunque senza alcun desiderio di raggiungerlo: «Sì, è vero, ma possiamo aspettare, e comunque il più tardi possibile!». Tutto ciò è comprensibile a motivo della “angoscia” che la morte porta con sé. E tuttavia dovrebbe farci riflettere la bella tradizione dei monaci i quali, mentre accompagnano il loro confratello verso la tomba, cantano il Magnificat: con il cuore intristito di dolore per il distacco, ma anche addolcito dalla speranza della vita piena ed eterna per il confratello. Olivier Clément, un grande spirituale, avvertiva: «I cristiani dovrebbero avere il coraggio di dire e di vivere la risurrezione, il corpo di Cristo come il luogo della non-morte dove tutto può aprirsi alla pienezza, il Cristo che discende nella morte........
