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Contro la Francia Azzurri in “porpora” per Garibaldi

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22.02.2026

RugbyingClass di Umberto Piccinini

Lilla è una città da visitare assolutamente. Qui è nato lo stile gotico, l’ambiente è cordiale, la gastronomia è ghiotta. Se, però, lavori nelle “amministrazioni” francesi e ti trasferiscono da queste parti, anche con un avanzamento di livello, stai sicuro, non è certo una promozione. Da qui scappano. Il colore per tutte le stagioni è il cinereo in tutte le sue tonalità. Estati fugaci, spesso, appunto, plumbee, e infiniti inverni, freddissimi, piovosi e con nebbie da angoscia tanto che, come dicono da queste parti, anche le anatre s’impiccano. La lingua ufficiale è il francese ma il patois, il parlato non parigino, è l’antico piccardo o ch’timi come puntualizzano qui. Per noi, se in Europa c’è un luogo veramente disagevole da raggiungere, questo è proprio il Dipartimento del Nord. Non sei in Francia, non sei in Belgio. Per arrivarci dall’Italia il viaggio è quasi una odissea visto che nessuna compagnia offre voli diretti e nessun treno ti recapita a destinazione senza su e giù o soste estenuanti in sale d’attesa. In auto è una “scampagnata” che si aggira dalle dieci alle quattordici ore, altrimenti stesso tempo ma, appunto, diversi cambi e con altrettanti mezzi di trasporto. Insomma, se vuoi essere tranquillo, devi avere un amico o un parente che opera in Furkot. Con tante alternative, ma veramente tante, allo Stade de France, li hanno giocato contro irlandesi e sfideranno l’Inghilterra, dove pensate si disputerà il Trofeo Garibaldi, fra Francia e Italia, terza giornata del Sei Nazioni? Esatto, indovinato, domenica 22 l’appuntamento è fissato per le 16 a Lilla, anzi, giusto per rendere le cose facili, a Villeneuve-d’Ascq. Approssimativamente un quarto d’ora da Lilla che, come si diceva, già poco “frequentabile” di suo. Si giocherà dove gli unici oggetti ovali che maneggiano sono le uova per preparare le squisite “oeuf cocotte à la picarde”. Per farci un piacere hanno scelto lo stadio Pierre Mauroy, oltre cinquantamila posti a sedere, tetto inevitabilmente retrattile, prestato, e trasformato, per l’occasione ad ospitare il rugby, questo sconosciuto, poiché avvinghiato intimamente al calcio. Da queste parti amano “le foot” più che nelle favelas di Rio De Janeiro. La scelta ha veramente una logica. E poi dicono i francesi.

Les Bleus saranno accolti in uno stadio festante che farà di tutto per essere degno dell’occasione e promette un’atmosfera eccezionale. Migliaia di rumorosi tifosi, con le loro immancabili “orchestrine di ottoni e grancasse”, accoreranno, soprattutto dal “Mezzogiorno” francese, per tifare la propria nazionale che pare imbattibile e tante soddisfazioni sta regalando. Per il XV di Galthié questa partita rappresenta una tappa vitale non solo ad accaparrarsi un altro titolo ma nella corsa verso il Gran Slam.

Di solito le partite di rugby seguono il copione dato ma una sorpresa, una inconcepibile stecca del grande soprano, sia da mettere in conto. Ad affrontarli c’è una squadra italiana in costante crescita. Sanno, quindi, che potrebbe non essere un pomeriggio di tutto relax. La partita si preannuncia intensa, combattuta e ricca di emozioni. E’ davvero finito il periodo in cui gli Azzurri, anello debole della kermesse, scendevano in campo per limitare i danni? La risposta può essere, realisticamente, affermativa. Le ultime partite, confermate dai due precedenti turni del Torneo, se ben diversi nel risultato, hanno dato il medesimo confortante segnale. Sembra che una nuova generazione di rugbisti, dopo la dura fase in seminario, possa anche celebrare funzione.

Con lo “Springbok” Smith i pulcini sono usciti dal guscio in modo afrikaner, traumatico ma deciso. Con Crowley, come da scuola “All Blacks”, divertendosi nel giocare, hanno imparato l’arte offensiva. Con “el porteño” Quesada, hanno capito come difendere e controllare le partite.

Tre filosofie diverse ma indispensabili se assemblate nel modo giusto. La metamorfosi è fondamentalmente nella testa di questi ragazzi. Ora affrontano la partita senza inibizioni, spinti dalla convinzione che possono giocarsela alla pari con tutti. E sti’ giovanotti pare ci abbiano preso gusto a prillare, tanto da non voler più scendere, su questa “ruota panoramica” che è l’élite del rugby.

La disciplina è buona. Il numero di contrasti riusciti in aumento, una solida difesa, una discreta esuberanza fisica, le palle perse al breakdown e l’intensità costante hanno cambiato questa squadra. La mischia è stata un tormento sia per gli scozzesi, sia per gli irlandesi. Ma, calmi, siamo ben lontani dal considerare di essere arrivati. Il margine di miglioramento è ampio. C’è ancora molto lavoro da fare. A Dublino non è riuscita la zampata fatale, probabilmente alla portata contro una forte Irlanda ma non più la schiaccia sassi, per mancanza di scrupolosità. Prendo ad esempio, e solo ad esempio, uno per tutti, un giocatore che stimo molto come Pani. Sono evidenti le sue intrinseche grandissime qualità da slalomista. Ecco, credo, giocatori come Pani lo si debbano marcare a uomo. Ma non intendo gli avversari bensì i compagni. Si perché non sempre canta in coro e quando ha uno dei suoi geniali raptus offensivi e “scappa” lo si deve inseguire da vicino. A questi livelli, se il ragazzo non va in meta in maniera sontuosa, vedi la meta dell’anno contro i gallesi, è probabile farsi anche del male. Non è solo una occasione persa, ma diviene una palla regalata, dando sempre vita a immediati rovesciamenti di fronte. Bisogna convincersi della necessità di quella fase, come si chiama, pare sia proprio basilare nel rugby, quella che applicano tutte le altre squadre. Ah si ecco, si chiama sostegno. Parte un tuo uomo e ti incolli al suo fianco. Affiancando da Treccani: “disporre a fianco a fianco, mettere a fianco: aveva troppo lavoro, e gli è stato affiancato un altro collega”. E’ possibile sia mancanza di scrupolosità il fatto che il sostegno non sia un automatismo?

Contro una Francia antropofaga, vestendo la “giubba” rossa in onore di Garibaldi, i quindici in campo dovranno sembrare “mille” imperversando in modo unisono ovunque. Il rientro benedetto di Capuozzo, unica variazione effettuata in formazione rispetto quella iniziale della scorsa settimana, potrà dare le giusta verve. Sicuramente le accelerazioni “dell’elfo” potranno infondere la giusta pressione fra le file transalpine se ci sarà il sostegno adeguato. Dopo il 13 a 13 nell’ultimo scontro francese nel Sei nazioni 2024, e lo sfortunato calcio a fil di palo di Garbisi a tempo scaduto che avrebbe scritto la storia, possiamo almeno sperare che durante il match Dupont sia un tantinello più preoccupato rispetto agli ottanta minuti giocati a Cardiff? Ecco questo è un obiettivo credibile. Chi si accontenta … è felice a metà dice la canzone.

Ore 16.10 (prepartita dalle 15.30) su Sky Sport Arena e in chiaro su TV8

Credits sito ufficiale Federugby

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