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Medio Oriente, la Cina si espone in prima linea con una proposta di pace

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15.04.2026

La Cina si affaccia per guidare la crisi in Medio Oriente e propone un piano di pace. Nel frattempo forza il blocco navale USA. Così, alla fine, la Cina si espone in prima linea, dopo settimane di diplomazia “nascosta” e di influenza importante tanto sull’Iran quanto sul Pakistan come ruolo di mediatore: poche ore dopo l’azione di blocco navale degli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz, e nel pieno delle trattative complesse tra Islamabad, Washington e Teheran per ottenere un secondo round di negoziati dopo il fallimento dello scorso fine settimana, Xi Jinping con due azioni (apparentemente all’opposto) prende la scena nella inquietante e complessissima guerra in Medio Oriente dove, in realtà, si giocano i destini del nuovo ordine mondiale. In primo luogo, ospite ad Abu Dhabi dal principe ereditario degli Emirati Arabi (Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan), il Presidente della Cina lancia un piano di pace in 4 punti che è una sorta di “aggiornamento” di quanto presentato lo scorso 31 marzo in collaborazione con il Pakistan. Contemporaneamente, la petroliera cinese “Rich Start” (battente bandiera Malawi) forza il blocco navale imposto da Trump, passando lo Stretto e aprendo subito una mini-crisi diplomatica che si è aggiunta alla tensione mondiale. Questa duplice mossa non dovrebbe stupire, è come se Xi Jinping desse ai “duellanti” (più Israele) un messaggio netto: Hormuz deve riaprire, la crisi va conclusa, e Pechino farà d’ora in poi quanto necessario per perseguire la propria intenzione. La nave cinese ha completato l’attraversamento del canale, e si attende una risposta diretta americana, specie pensando che il 14-15 maggio prossimi è previsto l’incontro a Pechino tra Trump e Xi Jinping, sempre più a rischio se l’impasse in Iran dovesse continuare. Dopo che la Casa Bianca ha minacciato nuovi dazi sui beni cinesi verso gli States qualora venisse offerta assistenza militare all’Iran durante la guerra, Pechino ha contro-risposto su eventuali misure «risolute e dirette» come replica in caso di applicazioni delle suddette tassazioni speciali. Guardando i punti del piano di pace, il regime comunista cinese è convinto che si debba raggiungere il principio di coesistenza pacifica tra USA, Israele e Iran, seguito dal «principio della sovranità nazionale», il «principio dello Stato di diritto internazionale» e da ultimo punto, il rispetto del coordinamento tra sviluppo e sicurezza. Non vi è dunque citato direttamente il “caso Hormuz”, forse per avere un margine possibile di trattative con entrambi gli schieramenti. Nel frattempo da Islamabad viene annunciato ai media internazionali che sono in corso........

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