Ue: il nodo delle risorse per il bilancio
“La domanda chiave è come conciliare l’ambizione con le risorse”. E’ il messaggio lanciato al Parlamento europeo dal commissario europeo al Bilancio, Piotr Serafin, nel dibattito su quello che sarà il bilancio pluriennale dell’Ue per il 2028-2034. Budget su cui l’Eurocamera ha adottato ieri la sua posizione negoziale, chiedendo un bilancio dalle dimensioni complessive dell’1,27% del reddito nazionale lordo dell’Ue non considerando il rimborso dei debiti del Next Generation EU, ovvero un aumento del 10% rispetto alla proposta originaria della Commissione europea. Ma con diversi Stati in situazioni difficili con i propri bilanci nazionali, e l’impossibilita’ quindi di aumentare in maniera sostanziale i propri contributi al bilancio europeo, uno dei temi cruciali del dibattito è quello delle nuove risorse proprie, ovvero imposte che vadano direttamente a rimpolpare le casse del budget Ue. Nella proposta della Commissione di luglio 2025, le risorse proprie erano essenzialmente cinque: oltre a quelle sul sistema di scambio di emissioni dell’Ue (Ets) e al meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), gia’ avanzate in passato, la Commissione aveva proposto anche un’imposta sulle imprese Ue dal fatturato superiore ai 100 milioni di euro (Core), una tassa derivante dall’accisa sul tabacco e un’imposta sui rifiuti elettronici non raccolti. Nella proposta di ieri, il Parlamento ha proposto altre quattro opzioni, nel caso in cui i negoziati su alcune di queste risorse non dovessero andare a buon fine: una tassa sui servizi digitali, un prelievo sul gioco d’azzardo online, un’estensione del Cbam o un prelievo sulle plusvalenze delle criptovalute. Il Parlamento invita inoltre ad approvare risorse proprie per un totale di 60 miliardi di euro l’anno in entrate, una cifra simile ai 58,2 miliardi stimati dalla Commissione con le cinque proposte avanzate la scorsa estate. Oggi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito che nuove risorse proprie per il bilancio Ue sono “indispensabili”: “dobbiamo essere lucidi sull’equazione di bilancio”, ha detto la presidente, secondo cui senza di esse “la scelta è netta: contributi nazionali piu’ elevati o una minore capacita’ di spesa. In altre parole, meno Europa proprio dove l’Europa ha bisogno di fare di piu'”. Gia’ la scorsa settimana, al vertice di Cipro, alcune delle linee di frattura su questo tema si erano intraviste: il cancelliere tedesco – e collega di partito – Friedrich Merz, aveva ad esempio bocciato senza appello la tassa sulle grandi imprese: “perchè stiamo riducendo il carico fiscale sulle imprese in Germania e in altri Paesi e allo stesso tempo introduciamo nuovi prelievi e nuovi oneri, basati sul fatturato o sugli utili?”, aveva affermato. Anche tra gli eurodeputati italiani il tema divide: se l’eurodeputato di Fratelli d’Italia e presidente del gruppo dei Conservatori e riformisti europei, Nicola Procaccini, si dice “fortemente contrario” in quanto “non crediamo nelle spese aggiuntive, nè in un bilancio eccessivo. Non lo vogliamo perchè non vogliamo uno Stato europeo federale”, per il Partito democratico “le nuove priorita’ del bilancio europeo, la difesa comune, la doppia transizione verde e digitale, devono essere finanziate con risorse proprie aggiuntive”, afferma l’eurodeputato del Pd Giuseppe Lupo. Il capodelegazione del Partito democratico a Bruxelles, Nicola Zingaretti, rilancia anche sulla digital tax: “Noi ribadiamo qui questa battaglia perchè deve essere oggetto di un rapporto chiaro” con “alcuni miliardari degli Stati Uniti che non vogliono pagare le tasse, vogliono le mani libere sulla nostra liberta’ individuale nell’utilizzo dei social e soprattutto sul tema della fiscalita’”. “Non possiamo chiedere alla prossima generazione di pagare i conti di ieri. Per questo il Parlamento chiede progressi concreti su nuove risorse proprie”, è invece il commento della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, secondo cui “abbiamo bisogno di nuove entrate per gestire il debito esistente e rimborsare NextGenerationEU senza intaccare le priorita’ del futuro”. Appena il Consiglio avra’ definito la propria posizione nel dettaglio – con la presidenza cipriota che punta a un mandato negoziale entro la fine della propria presidenza, il 30 giugno – inizieranno quindi i negoziati tra il Parlamento e gli Stati Ue, con l’Eurocamera che non avra’ potere di emendare la proposta del Consiglio ma sarà chiamato invece a dare il suo consenso, decidendo se accettarla o rifiutarla. (AGI)
