I sondaggisti promuovono Avanti Psi
In viaggio tra i sondaggisti. Per chi fa politica è pane quotidiano sapere come il consenso si evolva, scenda o salga nel tempo e come rispecchi e rifletta gli eventi, anche internazionali, sulle dinamiche interne. Le scelte politiche non si fanno per i sondaggi ma è ovvio che questi possano influenzarle. Questo il senso del nostro giro di consultazioni tra alcune delle società di rilevazioni italiane con un occhio in particolare sul progetto Avanti Psi che ha esordito con buoni risultati alle elezioni regionali dello scorso anno.
Partiamo con Carlo Buttaroni di Tecné. Ci spiega che “è molto difficile misurare i partiti. Per fare delle stime realistiche serve storicità in base al passato. Quindi la continuità. Il Psi è un partito storico e quindi largamente conosciuto, ma non ha avuto negli ultimi tempi continuità nella propria presentazione. È più facile rilevato della prossimità del voto. Sicuramente è un problema di modello utilizzato”. Alle ultime regionali ha avuto una buona affermazione. “Assolutamente sì. Recentemente – continua Buttaroni – feci una ricerca sul potenziale del Psi guidato da Enzo Maraio e questo è risultato molto alto, il problema è la continuità della presenza nell’opinione pubblica”. Alla domanda sulle possibili percentuali Buttaroni non si sbilancia: “E’ difficile dirlo. Tutte le volte che si è presentato ha avuto eccellenti risultatati ma è mancata la continuità sul territorio”. Buttaroni spiega che “abbiamo esempi di partiti molto mediatici, presenti sui media e nei sondaggi ma quando si vota prendono meno consensi del previsto. Il Psi invece solitamente prende più voti di quanto indicato dai sondaggisti. Ci colleghiamo al discorso di prima, perché i sondaggi misurano il passato, non il futuro”. Secondo le analisi di Buttaroni il voto sul referendum non ha avuto un particolare impatto sui partiti che........
