Liste, listoni e i patentini per votare
A volte capita di riflettere su cose spicciole: “libero sclero in libero stato direbbe scherzando un mio amico”. Sono le piccole cose sulle quali ci focalizziamo per non vedere gli elefanti nella stanza. Queste spaziano da che cosa fa il vicino sul balcone alle auto catalitiche che salveranno il mondo. Cosette da mezzo sforzo intellettivo e nelle quali non si crede davvero. Se poi la stanza è buia meglio ancora, giusto? Si sclera per le frivolezze così da non alzarsi per le cose importanti. Tenere insieme qualcosa di disfunzionale sembra meglio che mettersi in gioco. Finché non viene chiesto di pronunciarsi su temi per i quali non sempre abbiamo le competenze. Tuttavia, vanno affrontati prima che il vento notturno li releghi all’oblio. Della serie che bisogna ponderare una scelta alla luce di ciò che viene presentato, nei tempi e nei modi. I vari referendum insegnano.
La storia cala così dalla teoria alle implicazioni pratiche. Vengono richiesti patentini per tutto ormai: da un brevetto da pilota di elicotteri per guidare la moto a un dottorato per svolgere mansioni umili a mezza paga sindacale. L’andamento sembra quello. Stando a questa tendenza, e per essere coerenti, non sarebbe giusto riconsiderare il vecchio concetto dell’epistocrazia. Una piccola provocazione con la possibilità di votare solo se dimostri del buon senso e una minima comprensione di ciò che stai facendo. Come? Semplice: un quiz presso enti addetti a tale scopo per poter avere tra le mani una scheda elettorale. In fin dei conti, la libertà sta pure nello scegliere bene ciò che non funziona e disfarsene.
Un bel principio con effetto frattale sulla nostra quotidianità. Non servirebbero manovre di stabilità, sarebbe insita! Grandi filosofi dibatterono a lungo circa le maggioranze come necessità pratiche per azioni collettive ma allo stesso tempo criticandone aspetti circa la moralità e le libertà individuali (libertà intese per tutti). Locke, la vedeva come la forza maggiore che muove il corpo politico in una data direzione, tenendo conto della vita, della libertà e della proprietà. Rousseau, la riteneva più di un compromesso pratico, bensì la ‘volontà generale’ di ciò che è giusto per tutta la comunità. Prima di votare ci sarebbe così tanto de ponderare che si slitterebbe oltre data del voto, eccezione fatta per politologi navigati.
Il voto messo in termini del patentino è appunto una provocazione. Ovvio che si creerebbe una cricca che ha grandi interessi a votare quindi andrebbe contro il concetto stesso di voto a favore della maggioranza. Anche se votato a maggioranza, ciò non è sinonimo di fare come voglio. Chi decide le domande giuste per abilitare al voto? Quando creiamo un qualcosa non siamo totalmente oggettivi, sono cose che abbiamo generato con i nostri vincoli. Domandiamoci: perché sistemi di qualsiasi stampo autoritario detestano gli insegnanti? Semplicemente perché dovrebbero lavorare col pensiero critico, l’inclusività e i principi di umanità. Il loro operato dovrebbe risultare essenzialmente in meno prestazione, più significato a ciò che si fa e responsabilizzare producendo teste meno facilmente manipolabili.
Arriviamo dunque ai listoni che riprendono in un certo senso l’epistocrazia. Non a caso, l’on. Magi si era opposto a ciò nella sede opportuna. Della serie, si può espellere un Magi che strappa il fac-simile ma non il fondo di verità nelle sue parole. Mentre nelle elezioni locali si possono esprimere le preferenze, ciò non avverrebbe nel pratico per le nazionali. L’ effetto Mellonellum, lunghe liste elettorali e pluricandidature. Si chiude il cerchio, blindando il potere, un mega premio maggioranza con 17% in più di seggi. Una sorta di premierato di fatto. Di fatto, i partiti decidono per Camera e Senato, dove il cittadino potrà scegliere il partito ma non il parlamentare. Si rischia così una campagna più per i partiti per avere un posto che non tra candidati ed elettori. Analisi: diventerebbe come lo spettro dell’inflazione che erode gli stipendi, ma sul piano politico.
Proprio la carenza di rappresentatività, a nome della stabilità, ha portato a un’impennata dei populismi nel mondo. Tante belle promesse ma… Il calare ricette dall’alto piuttosto che ascoltare le istanze (non i malumori che intercettano bene i populisti) dal basso, riformularle e applicarle nella realtà delle esigenze principali. E nel tempo? Macchine e algoritmi decideranno se sostituire le nostre idee nel nuovo percorso evolutivo? Le macchine le creiamo pur sempre noi e non sono oggettive né........
