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In ogni film che avete visto c’è qualcosa dell’Odissea
Anticipiamo di seguito la recensione di “Odissea” di Christopher Nolan firmata da Simone Fortunato per la rubrica del cinema contenuta nel numero di agosto 2026 del mensile Tempi.
In Omero contano le dimensioni. Personaggi giganteschi, duelli interminabili, tempo e spazio dilatati oltre misura: lo si capisce entrando a Micene nel sepolcro alto quindici metri che chiamiamo “Tomba di Agamennone”. Nell’Odissea la sproporzione è dichiarata: il viaggio di Ulisse attraversa età diverse dell’umanità, dai Ciclopi che ignorano la civiltà ai Feaci fino a Calipso, che abita un non-luogo ai confini del mondo, e ai Proci, la cui violenza sorda anticipa la caduta dei Micenei. Pietro Citati, nel suo bel libro La mente colorata, riassume tutto Ulisse in un unico aggettivo, polytropos, l’uomo dai molti risvolti, collezione di maschere intercambiabili: mendicante, naufrago, principe, vecchio o improvvisamente più giovane. Nessuno e tutti insieme.
Forse vale la pena ripensare così il tormentone dell’estate cinematografica. Il punto non è quanto approssimativamente Christopher Nolan abbia trattato un materiale immenso come l’Odissea, ma quanto il cinema intero sia da sempre plasmato da Omero, anche il cinema apparentemente più lontano dal mondo classico. Tutto il cinema di Michael Cimino, per dire, è una variazione sul ritorno a........
