Cinque “Giovani madri”, due grandi registi e una speranza
L’Italia del buon lavoro
Newsletter e rubriche
Esteri Trump Israele Guerra in Ucraina Cina Cristiani perseguitati Terrorismo islamico
Cristiani perseguitati
Politica Governo Milano Giorgia Meloni Elly Schlein Giustizia
Economia Lavoro Auto elettriche Pnrr Inflazione
Ambiente Cambiamenti climatici Green Deal Transizione ecologica Transizione energetica
Cambiamenti climatici
Transizione ecologica
Transizione energetica
Scuola Educazione Parità scolastica
Salute e bioetica Fine vita Utero in affitto Aborto
Chiesa Cristianesimo Leone XIV Papa Francesco Benedetto XVI Luigi Giussani Comunione e Liberazione
Comunione e Liberazione
Società Intelligenza artificiale Pensiero woke
Intelligenza artificiale
Newsletter e rubriche La preghiera del mattino Lettere al direttore La borsa e la vita Squalo chi legge Casca il mondo Cinema Fortunato Il Deserto dei Tartari Memoria popolare Esserci Tentar (un giudizio) non nuoce Il Paese dei Normali Libri in povere parole
La preghiera del mattino
Il Deserto dei Tartari
Tentar (un giudizio) non nuoce
Libri in povere parole
Sfoglia Tempi Sfoglia Tempi digitale Marzo 2026 Febbraio 2026 Gennaio 2026 Dicembre 2025 Novembre 2025 Ottobre 2025 Settembre 2025
Sfoglia Tempi digitale
Home » Blog » Cinque “Giovani madri”, due grandi registi e una speranza
Cinque “Giovani madri”, due grandi registi e una speranza
Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì. Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante Giovani madri ★★★★ Di Jean-Pierre e Luc DardenneDove vederlo: al cinema Ennesimo grande film dei fratelli Dardenne che insistono col loro cinema realistico e con squarci esistenziali. Cinque ragazze madri in una casa d’accoglienza: ciascuna con un bambino in braccio, ciascuna con alle spalle un’infanzia che non le ha insegnato nulla di buono. Il film è corale ma non si disperde mai nel sentimentalismo o nel pietismo: la macchina a mano segue ognuna con la stessa pazienza ostinata che è la cifra stilistica di questi due registi che sembrano voler insistere su un cinema che non c’è più. Stavolta non parlano di lavoro, di migranti, ma di una speranza che si fa strada indomita tra le pieghe ...
L’enorme sfida di rendere la Nato più “europea”
La Cina sostiene l’Iran in guerra (altro che Xi pacifista)
Osho ha capito come scegliere il leader del campo largo
Orbán ha perso in Ungheria e la sinistra non ci ha capito niente
Iscriviti alla newsletter
Dichiarazione di accessibilità
Sfoglia Tempi digitale
Abbonati con carta di credito
Abbonati con bonifico/bollettino
Regala un abbonamento full
Regala un abbonamento digitale
