La “media potenza” Canada rischia di rimpicciolirsi. Alberta e Quebec verso la secessione?
A Davos il primo ministro canadese Mark Carney ha invitato le medie potenze a una sorta di alleanza per contrastare le mire egemoniche delle superpotenze, ma in patria un numero non indifferente di suoi concittadini si muove per un declassamento della potenza del Canada, che da media diventerebbe medio-bassa: sono i secessionisti dell’Alberta e del Quebec, due delle tredici province e territori che compongono la federazione canadese. Nelle due province il sentimento separatista non è maggioritario, ma le minoranze che lo incarnano sono molto attive e impegnate in iniziative che impongono la questione dell’indipendenza all’ordine del giorno del dibattito politico canadese.
Le ricchezze dell’Alberta
È iniziata il 3 gennaio scorso con lunghe file davanti ai punti di raccolta delle firme la campagna per l’indizione di un referendum per l’indipendenza dell’Alberta. Promossa dal movimento Stay Free Alberta, l’iniziativa mira a staccare dal governo federale di Ottawa un territorio popolato da 5 milioni di abitanti e grande il doppio dell’Italia che confina con gli Stati Uniti e non ha sbocchi sul mare (l’unica provincia del Canada insieme al Saskatchewan).
Ma soprattutto è ricchissimo di petrolio (in forma di sabbie bituminose) e gas, tanto da rappresentare l’84 per cento di tutta la produzione canadese di idrocarburi. L’Alberta è anche una delle regioni agricole più produttive del paese insieme al Saskatchewan e al Manitoba (fieno, colza e grano), ed è la prima in assoluto per l’allevamento di bovini (4 milioni di capi). È anche la prima per produzione di energia eolica. Ed è quasi una conseguenza naturale che risulti la provincia canadese col maggior Pil pro capite.
Il residuo fiscale e l’industria tartassata
Qui però cominciano i problemi: nonostante la struttura federale dello Stato, l’Alberta si ritrova svantaggiata nella ripartizione delle entrate fiscali, versando a Ottawa molto più di........
