«Dio mi ha scelto per essere testimone, non martire»
Lourdes Miguélez Matilla era pronta al martirio. La suora agostiniana, arrivata in Algeria in missione il 27 settembre 1972 a 22 anni, aveva già visto assassinare dei suoi confratelli, aveva già assaporato il gusto amaro dell’angoscia e della paura, aveva ricevuto minacce di morte, aveva riflettuto sull’ultimatum lanciato contro tutti gli stranieri dal Gruppo islamico armato (Gia): andatevene o vi uccideremo. Ma aveva scelto di restare e al mattino, prima di uscire di casa per andare a lavorare in ospedale, si era abituata a salutare così le sue consorelle: «Che Dio ci protegga e speriamo di rivederci oggi pomeriggio».
«Dio mi ha scelto per essere testimone»
Suor Lourdes non fa parte dei 19 martiri d’Algeria, i religiosi e religiose cattolici (ai quali il Meeting ha dedicato una bellissima mostra) assassinati dai terroristi islamici durante il cosiddetto “Decennio nero” (1992-2002), il periodo in cui circa 150 mila persone hanno perso la vita nel paese nordafricano nella guerra tra Stato e terroristi.
Ma se a restare uccise mentre andavano a Messa, il 23 ottobre 1994, sono state due sue consorelle, Caridad Álvarez Martín e Esther Paniagua, e non lei che si trovava subito dietro di loro è solo perché, misteriosamente, «Dio ha accolto la loro vita e preservato la mia». Perché? «Per essere testimone».
Il Meeting sui martiri d’Algeria
E la testimonianza di suor Lourdes è stata la più toccante nella sua folle semplicità tra gli interventi dell’incontro “Vite donate. L’eredità........
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