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Se il medico smarrisce la strada e l'IA non gliela fa ritrovare

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22.09.2026

Cosa resterà del giudizio clinico quando i nuovi percorsi di studio avranno completato la formazione del medico del futuro? La domanda non è nostalgica e non contiene alcuna pregiudiziale contro la tecnologia.

L’intelligenza artificiale può confrontare in pochi istanti migliaia di dati, recuperare una letteratura ipotesi diagnostiche dimenticate e segnalare interazioni o rischi che potrebbero sfuggire. Sarebbe irragionevole rinunciare a tutto questo. Ma sarebbe altrettanto irragionevole confondere l’aumento delle informazioni con l’aumento della capacità di giudizio.

Il recente dibattito sull’atto medico ha opportunamente distinto la prestazione sanitaria dalla deliberazione clinica. Una procedura può essere condivisa all’interno di un’équipe; la decisione che la precede e la orienta, invece, appartiene al medico. Ma attribuirgli formalmente l’ultima parola non basta, se tutte le parole precedenti sono state pronunciate da un algoritmo. Firmare una diagnosi non significa necessariamente averla pensata.

Da Ippocrate in poi la medicina ha costruito la propria identità attorno all’osservazione del malato. Non della sola........

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