La resa umana e consolatoria dell'Ulisse di Nolan
È l'argomento del giorno. Ognuno ne parla, con maggiore o minore competenza. Il megafono dei social ha amplificato esponenzialmente il rumore di fondo dei commenti - elogi o critiche che siano - trasformandolo in un brusio planetario. L'argomento in questione è un film: The Odyssey, L'Odissea di Christopher Nolan.
Per capire di cosa veramente parliamo e dell'impatto che questo film ha avuto sull'immaginario collettivo, vi basti sapere che una mia amica, donna di grande spessore personale e professionale, mi ha detto: "Dopo Omero e Dante, ora c'è Nolan".
Tre ore dedicate a una storia che molti - sottoscritto compreso - conoscono quasi a memoria, per averla studiata a scuola (quando ancora si studiava) e per averne visto non so quante trasposizioni cinematografiche e televisive. In Italia, nel 1968, ne fu proposta una splendida miniserie diretta da Franco Rossi, con Bekim Fehmiu e Irene Papas protagonisti, che io, benché ancora bambino, seguii avidamente.
Raramente la trasposizione scenica di un poema di tale diffusione e fama, al netto del clamoroso successo mondiale al........
