Due anni di Salva Casa, il bilancio: Regioni e Comuni in ordine sparso. “Ma ha sistemato criticità storiche” /
Classi energetiche: il nostro patrimonio edilizio per il 75% è in fascia scadente. Eppure questa caratteristica di efficientamento sul mercato vale moltissimo
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Venezia, 18 aprile 2026 - Paolo Biscaro, veneziano, presidente del Consiglio nazionale geometri e geometri laureati (Cng). Salva Casa: a quasi due anni dall’entrata in vigore della legge 105/2024, qual è il bilancio?
“Dipende: in alcuni casi il decreto è stato recepito in toto, le modifiche delle Regioni sono state pochissime. Questo vale ad esempio per Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia, Piemonte. Altre, invece, lo hanno applicato parzialmente, lasciando una sorta di libera interpretazione ai Comuni e creando delle distorsioni”.
La frase ‘libera interpretazione ai Comuni’ suona come molto pericolosa.
“Pericolosissima, anche nell'ottica di quello che prevedeva a valle del Salva Casa la revisione dei modelli di adeguamento”.
“Per fare un esempio: avendo inserito nuove modalità di dichiarazione dello stato legittimo o altre previsioni della norma, dovevano essere aggiornati i portali Suap e Sue dei Comuni”.
“Puglia e Calabria sono in questa condizione di non totale recepimento della norma nazionale e il Friuli Venezia Giulia - Regione a statuto autonomo, quindi anche dal punto di vista urbanistico più libera rispetto alle altre -, non sempre si muove con la giusta velocità”.
Ora si metta nei panni di un cittadino: può fare un esempio di distorsione?
“Intanto la premessa è che il decreto Salva Casa, lo dice il nome stesso, nasceva con un obiettivo, quello di consentire una regolarizzazione del patrimonio immobiliare. Ovviamente non in maniera massiva, come potrebbe essere con un condono edilizio, ma con la possibilità di sanare piccoli abusi”.
“I professionisti si trovano oggi, in diverse realtà regionali e anche comunali, a dover fare dichiarazioni sullo stato legittimo senza avere accesso libero agli archivi. Un'altra cosa importantissima è il tema delle tolleranze: sono definite in base alle dimensioni, più piccola è l’unità e maggiore è il margine consentito. Ma poi le Regioni sono libere di intervenire anche su questo. Alcune hanno mantenuto in maniera lineare il 2%, che era già previsto con la precedente versione del Testo unico dell'edilizia. Altre, come il Lazio, sono arrivate addirittura al 15% di tolleranza. Questo crea una sperequazione nell’applicazione”.
A questo link le info su Cng
Come categoria che cosa chiedete?
“Il Salva Casa è un intervento legislativo tampone, non risolve le criticità. Anche perché dal 2001, con il 380, si sono stratificate modifiche che non hanno eliminato la norma principale ma l’hanno integrata, molte volte andando in contraddizione. Quello che si sta chiedendo da anni è una revisione complessiva del Testo unico. Adesso stanno andando avanti due proposte di legge, una di iniziativa parlamentare presentata dall'onorevole Mazzetti, che è una nostra collega di Forza Italia, e l'altra presentata dal ministro Salvini. La cosa importante è una revisione complessiva che vada a risolvere le criticità e abroghi tutto ciò che c'era prima. Altrimenti si crea un’ulteriore stratificazione e il professionista alla fine non ha un quadro chiaro”.
In sintesi, il decreto Salva Casa convertito in legge ha svolto il suo compito?
“Sicuramente ha consentito di sistemare alcune criticità. Penso soprattutto alle grandi città e alle dimensioni minime degli alloggi che impedivano il recupero, avendo monolocali da 20 metri quadri. Lo stesso vale per le altezze, il limite è sceso da 2,70 a 2,40 metri. Vivo a Venezia, dove come in tutte le città storiche c’è un utilizzo sportivo per non dire irregolare delle unità per affitti a turisti e studenti fuori sede. Con il Salva Casa, dando la possibilità di andare in deroga su altezze e superficie, si consente di mettere a norma tutte queste criticità”.
La parte negativa, invece?
“Non è colpa di nessuno perché è tutto previsto dalla Costituzione ma alla fine c’è un nodo: perché lo Stato può intervenire ma c’è un tema di competenza concorrente con le Regioni, che hanno il potere di legiferare in maniera autonoma, soprattutto sull'urbanistica. Forse tutte queste azioni dovrebbero essere portate avanti in pieno accordo e raccordo con le Regioni”.
“Bisognerebbe ragionare alla nascita della norma. Prevedendo già nella fase di scrittura in bozza un maggiore coinvolgimento sia degli operatori del settore, quindi di tutte le categorie tecniche, ma anche dei soggetti che fanno parte della filiera delle costruzioni. Dall'altra tutti i protagonisti, non solo la Conferenza Stato-Regioni, andrebbero ascoltati, più che sentiti. Pare una sottigliezza ma non lo è”.
Le difformità restano il pane quotidiano.
“Ma questo è di fatto normale: il nostro patrimonio è stato costruito per oltre il 65% prima degli anni ‘80, le normative erano diverse, prima del ‘77 non esisteva il concetto della variante in corso d'opera”.
Quindi non è propriamente l’Italia dei furbi?
“I furbi ci saranno sicuramente in mezzo, ma la storia va vista in maniera meno ideologica e meno talebana”.
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