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Conte: “Meloni bocciata, il No al referendum è un avviso di sfratto. Ora primarie aperte nel campo largo: io ci sono” /

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25.03.2026

Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle

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Roma – È netto e immediato il leader 5 Stelle Giuseppe Conte: “Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi sono dimissioni assolutamente necessarie e che, anzi, arrivano in ritardo, quando il danno arrecato al prestigio delle istituzioni è stato pesantissimo. Ora si dimetta anche Santanchè”.

Presidente, sono i primi effetti della vittoria del No, ma che significato politico più complessivo ha questo voto?

“Questo è stato un voto chiaramente politico, un messaggio fortissimo a Giorgia Meloni e a questo governo: l’ho definito un avviso di sfratto per loro e una nuova primavera per il Paese. I cittadini sono andati a votare in massa per bocciare l’unica riforma che questa maggioranza era riuscita a portare a termine dopo quattro anni di governo, dopo che l’autonomia differenziata era stata demolita dalla Consulta e dopo che il premierato era stato parcheggiato chissà dove”.

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Il bilancio delle riforme, dunque, finisce a zero o quasi.

“Di fronte a tutte le emergenze del Paese, invece di pensare alle imprese in ginocchio, al drammatico calo della produzione industriale, alle famiglie in difficoltà anche per il caro energia, il governo si è intestardito su una riforma che modificava sette articoli della Costituzione e che serviva solo a scudare la classe politica al governo dalle inchieste. I cittadini questo lo hanno capito benissimo e hanno stoppato questo disegno. E trovo imbarazzante che la premier si sia limitata a commentare i risultati del referendum con un video di pochi secondi, come a voler archiviare in fretta e furia questo che invece è un passaggio cruciale”.

Si aspettava questo livello di partecipazione?

“C’è stata una partecipazione enorme, soprattutto dei giovani, che hanno fatto la differenza, a dimostrazione che non è vero che sono disinteressati alla politica. E questa partecipazione è ancora più importante se si pensa alle difficoltà che hanno avuto per votare i tanti studenti fuori sede, a cui non è stato permesso di votare nelle città in cui vivono per motivi di studio e lavoro. Le do un dato: come M5S abbiamo avuto oltre diecimila richieste per fare i rappresentanti di lista, di cui più della metà erano proprio studenti fuori sede. Sento il dovere di far di tutto per cambiare questo Paese, per loro e con loro”.

La magistratura, però, non per questo è esente da colpe e responsabilità.

“Innanzitutto, posso dire che girando per strada non mi sono imbattuto nell’apocalisse annunciata da Meloni in caso di vittoria del No: stamattina non ho visto le strade improvvisamente piene di criminali che scappano dopo il voto referendario. Gli unici a scappare sono borseggiatori e spacciatori a causa della legge Nordio-Meloni sul preavviso di arresto”.

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Ma la malagiustizia esiste.

“Non abbiamo mai detto che sulla giustizia va tutto bene. Siamo i primi a ritenere che il sistema giustizia vada riformato: le inefficienze, le lungaggini nei processi, l’eccesso di burocrazia e le carenze d’organico sono un problema serio, che si traduce in una lesione dei diritti dei cittadini. È su questo che bisognava intervenire, non per minare l’indipendenza della magistratura. La giustizia la riformeremo noi una volta al governo, modernizzandola e migliorandola”.

Come ritiene si possa e si debba tradurre l’Italia del No in un’Italia del sì alla coalizione progressista?

“Questo referendum ci ha dimostrato che c’è tanta voglia di partecipare, di farsi sentire, che la nostra democrazia è viva e forte e ora dobbiamo essere noi bravi a interpretare un progetto politico capace di coinvolgere e convincere, dobbiamo costruire un’idea di Paese alternativa a quella della destra, con una politica vicina ai bisogni delle persone e non asserragliata nei palazzi”.

Quali devono essere le priorità del campo largo?

“Non partiamo da zero: con le altre forze progressiste abbiamo già tracciato un sentiero comune su alcune priorità, dal salario minimo alla settimana corta, al congedo paritario, da Transizione 4.0 al taglio delle tasse, fino agli investimenti in sanità e in sicurezza, recuperando i soldi buttati in Albania. Bisognerà inaugurare una nuova stagione di investimenti per far crescere il Paese, dopo l’immobilismo e i disastri di questa destra, e rendere più facile la vita a chi fa impresa con coraggio e nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori. E poi dovremo cancellare il pacchetto di privilegi e impunità che hanno costruito per creare uno scudo ai politici allergici a controlli e indagini. Come M5S scriveremo il programma insieme ai nostri iscritti e anche con i semplici cittadini e simpatizzanti, che invitiamo a venire nei nostri ‘100 punti aperti’ sparsi in giro per l’Italia”.

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La costruzione della coalizione passa dalle primarie: come devono essere?

“Aperte: primarie dei cittadini e non di apparato”.

“Io sono disponibile, ma ne discuteremo all’interno del M5S”.

Ritiene che Meloni voglia accelerare verso il voto?

“Non so cosa si inventeranno, ma credo che il clima nel centrodestra risulterà molto logorato da questa sconfitta”.

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