Giorgia Soleri e l’endometriosi: “Non sono incinta, sono malata”
Giorgia Soleri e l’endometriosi: “Non sono incinta, sono malata”. La malattia, come si cura e perché la pancia è gonfia
Giorgia Soleri e l’endometriosi: “Non sono incinta, sono malata”. La malattia, come si cura e perché la pancia è gonfia
La scrittrice influencer, nota per le sue battaglie anche sulla vulvodinia, e il video-denuncia su Instagram. “Marzo è il mese della consapevolezza, ne soffre 1 donna su 9”. Eppure pregiudizio è difficile da rimuovere
Giorgia Soleri nel video di sensibilizzazione sui problemi legati all'endometriosi
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"Non sono incinta, sono malata". È la frase-manifesto lanciata sui social da Giorgia Soleri, la scrittrice influencer nota per le sue battaglie su endometriosi e vulvodinia, "malattie silenziose” che non mostrano cicatrici, ma costringono milioni di donne a “dolori invisibili” che spesso la società non è pronta a riconoscere e capire.
Una frase ad effetto che sembra una provocazione quella condivisa da Giorgia su Instagram, ma non lo è: è solo un modo diretto per porre l'attenzione sul "mese della consapevolezza” di questa malattia, ricordata il 28 marzo con la Giornata mondiale dell’Endometriosi.
“Marzo è il mese della consapevolezza dell’endometriosi – scrive la 30enne su Instagram – e, nonostante colpisca 1 donna su 9, la si conosce troppo poco e ne se parla ancora meno”. Lo dimostra la domanda “Sei incinta?”, spiega Giorgia, che molte donne troppe donne si sentono ripetere ogni giorno. Sei incinta se non hai un corpo da modella – senza pensare che dietro al sovrappeso ci sono spesso patologie serie – sei incinta se hai la pancia gonfia perché il tuo corpo accusa sintomi che non vorresti, eppure ci sono.
Pancia da endometriosi: perché è gonfia
“Quella pancia gonfia che vedete ripresa e che ai più rimanda un immaginario legato alla maternità – entra nel merito Giorgia Soleri – per tante di noi si chiama ‘endobelly’. Letteralmente ‘pancia da endometriosi’, il gonfiore addominale è solo uno degli innumerevoli sintomi, spesso invalidanti, di questa malattia subdola. Un altro è di poter soffrire, secondo le stime nel 40-50% dei casi di endometriosi, di infertilità o sub-fertilità”. E quindi la frase “sei incinta” fa ancora più male.
“La sfida non è solo quella di imparare a conviverci nonostante il dolore che mi provoca, ma provare ad accettare tutti i cambiamenti a cui la malattia e le conseguenti terapie mi sottopongono su cui io ho un margine di manovra minimo”, scrive Giorgia Soleri.
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Cos’è l’endometriosi e le cause
L’endometriosi è una malattia ginecologica cronica caratterizzata dalla presenza di cellule dell’endometrio – il tessuto che normalmente presenti nella cavità uterina – che cresce al di fuori dell’utero e può interessare la donna già alla prima mestruazione (menarca) e accompagnarla fino alla menopausa.
La causa non è ancora del tutto nota, per via della complessità della patologia e delle difficoltà nella diagnosi, ma sappiamo che quelle cellule endometriali ectopiche – cioè al di fuori della loro sede fisiologica, l’utero – possono essere presenti nei legamenti uterosacrali (che si trovano intorno all’utero), nelle tube, nelle ovaie, sulla superficie uterina anziché all’interno dell’organo e nel peritoneo, ovvero la membrana che riveste parte della cavità pelvica, oltre all’intestino. È più raro, ma può succedere, si trovano livello di cervice, vagina e organi quali per esempio stomaco, intestino e vescica.
Le cause dell’endometriosi non sono ancora chiare, sicuramente vengono considerati fattori immunitari, genetici oppure ormonali.
Perché è una condizione dolorosa: i sintomi
Le cellule endometriali ectopiche determinano un’infiammazione cronica benigna degli organi genitali femminili e del peritoneo pelvico, che può dare origine a tessuto cicatriziale e aderenze. L’endometriosi piò esssere asintomatica, ma molto spesso si manifesta con dolore, che è il primo campanello d’allarme. In particolare, le donne che ne soffrono possono accusare dolore pelvico, soprattutto in fase peri-mestruale; mestruazioni dolorose (dismenorrea); dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia) e defecazione dolorosa.
“In presenza di un’intensa sintomatologia dolorosa nei giorni del ciclo (sintomi che, a volte, non si risolvono neppure con antidolorifici e/o antispastici) o di dolore durante i rapporti sessuali, è opportuno fare prontamente riferimento allo specialista”, spiegano gli esperti sul sito di Humanitas.
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I 4 stadi dell’endometriosi
La gravità dell’endometriosica è stata classificata in quattro distinte fasi dall’American Society for Reproductive Medicine (ASRM), l’organizzazione dedicata al progresso della scienza e della pratica della medicina riproduttiva. La classificazione degli stadi si basa sul livello di estensione del tessuto creato dalle cellule endometriali ectopiche e dalla gravità dei danni, che condiziona le possibilità di trattamento:
Stadio 1 – Endometriosi minima: l’estensione della patologia è minima e si caratterizza per la presenza di pochi millimetri di tessuto endometriale al di fuori dell’utero, localizzati in posizione superficiale nei tessuti.
Stadio 2 – Endometriosi lieve: è caratterizzata da un maggior numero di lesioni, che risultano anche più profonde.
Stadio 3 – Endometriosi moderata: l’estensione è maggiore. Sono presenti cisti ovariche (endometriomi) mono o bilaterali e tessuto aderenziale e/o cicatriziale tra gli organi pelvici.
Stadio 4 – Endometriosi grave: impianti endometriosici molto profondi e presenza di voluminose cisti su una o entrambe le ovaie. Inoltre esiti cicatriziali e aderenziali importanti.
Come si cura: dai farmaci alla chirurgia
"Per curare l’endometriosi si possono adottare diversi trattamenti in base allo stadio e alla sintomatologia della malattia, andando dal semplice controllo clinico, all’utilizzo di terapie farmacologiche, sino al trattamento chirurgico”, spiegano i medici sul sito di Humanitas.
Se la patologia è ancora in fase iniziale e la paziente è asintomatica – o presenta piccoli endometriomi a carico delle ovaie o impianti peritoneali non rilevanti – può essere tenuta sotto controllo dal ginecologo.
In caso di dolore durante il ciclo mestruale, è possibile sottoporsi a una terapia farmacologica, utile anche a limitare il rischio di recidiva in pazienti che hanno già sostenuto la chirurgia. "Si tratta di terapie che tengono sotto controllo i sintomi – spigano gli esperti – garantendo un miglioramento della qualità della vita. Abitualmente vengono utilizzati farmaci a base di progesterone o le associazioni estro progestiniche (pillola anticoncezionale). Questi farmaci possono essere utilizzati per un tempo molto lungo ed eliminano la sintomatologia dolorosa. Terapie mediche più costose e di utilizzo più limitato vengono prescritte al bisogno dallo specialista”.
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