Affluenza al referendum 2026: l’analisi dei dati delle 19 e il peso dei partiti
Referendum sulla giustizia: i dati sull'affluenza alle ore 19
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Roma, 22 marzo 2026. L’affluenza al referendum per la Giustizia ha toccato alle 19 il 38,9%. Un dato clamoroso, che la quasi totalità dei sondaggisti non aveva previsto. Ma cosa significa questo numero, se guardiamo sotto il cofano della macchina elettorale e lo paragoniamo al voto del 2022? Il raffronto tra gli italiani che si sono presentati ai seggi oggi pomeriggio e quelli che sono andati a votare alle Politiche di quattro anni fa ci può dire, in teoria, quanto gli elettori abbiano seguito il messaggio dei rispettivi leader.
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Per capire la forza del voto, abbiamo analizzato quanti cittadini sono usciti di casa tra mezzogiorno e le sette di sera. Quattro anni fa, per le elezioni Politiche, in questa fascia oraria si è mossa una massa enorme di persone (circa il 34% degli elettori). Oggi, il balzo pomeridiano si è fermato in media al 24%. In termini tecnici, significa che il motore del pomeriggio sta viaggiando al 74% della potenza. Rispetto al 2022, infatti, manca all’appello più di un elettore su quattro (il 26% in meno). Questo calo di pressione è stato generalizzato: ha colpito il Nord, il Centro e il Sud quasi con la stessa intensità. Non c’è stata alcuna onda improvvisa dopo il pranzo, ma un flusso costante che ha livellato le differenze tra le varie regioni: il Piemonte è la regione che ha tenuto meglio la velocità del 2022 (con una performance dell’84%). All'opposto, il Molise è la zona dove l'interesse è crollato di più, fermandosi a un deludente 63% rispetto al 2022.
Ma come si sono mossi gli elettori delle maggiori forze politiche? Per cercare di capirlo abbiamo sovrapposto la mappa dei voti delle ultime elezioni a quella dell’affluenza di oggi pomeriggio. Volevamo vedere se nelle zone dove un partito è più forte la gente fosse più motivata a correre ai seggi. I simpatizzanti del centrodestra, che al mattino sembravano essersi mossi di più, nel pomeriggio hanno rallentato la spinta. Nelle zone dove la destra prende solitamente moltissimi voti (come il Veneto), la gente si è mossa esattamente come nel resto d’Italia. Apparentemente non c’è stato un "effetto trascinamento" da parte del Governo. La fedeltà al partito non ha spinto nessuno fuori di casa in più rispetto alla media. Stessa cosa per quanto riguarda centrosinistra e M5s: la voglia di partecipare è rimasta ai livelli delle forze di governo. L’unica piccola eccezione riguarda il centro (Azione e Italia viva), dove è stata registrata una debole correlazione tra il voto e l’affluenza al referendum.
Chi deciderà l'esito?
Se i partiti non sono riusciti a mobilitare le proprie truppe, chi sta gonfiando quel 38,9% di affluenza? La risposta potrebbe essere l'elettorato trasversale. Visto che il legame tra voto politico e referendum non è così forte, a decidere l'esito finale potrebbero essere di fatto i cittadini che si sono mossi per convinzione personale, ignorando le indicazioni dei leader. Per capire quanto pesano, basta guardare un numero che in statistica indica la correlazione. E questo valore, secondo la nostra analisi, è molto basso: l’appartenenza a un partito (guardando i voti del 2022) spiega meno del 7% dei motivi per cui la gente è andata a votare oggi pomeriggio. Il restante 93% dei motivi è "invisibile": sono cittadini che si sono mossi per convinzione personale, per interesse tecnico verso la giustizia o per altre motivazioni.
Questa analisi a caldo ha, ovviamente, diversi limiti. Il primo è il più evidente: partecipare non significa scegliere. Sappiamo quanta gente è entrata nei seggi, ma non cosa abbia votato. Un’affluenza alta in una zona dove nel 2022 il centrodestra è andato molto bene non significa che in quell’area i Sì siano la maggioranza. Stessa cosa vale per il NO e gli altri partiti. Inoltre il referendum è un animale molto diverso dalle elezioni politiche: non ci sono candidati locali da sostenere o governi da eleggere direttamente, il che cambia le motivazioni per recarsi alle urne. Questi dati possono darci una prima indicazione, ma che avrà bisogno dello spoglio per essere confermata o smentita.
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