Agrofutura conquista Bologna tra impresa e passioni, lo chef Cracco: “L’ingrediente segreto è il cuore”
Carlo Cracco ospite d'eccezione ad Agrofutura in piazza Minghetti a Bologna: "L'ingrediente segreto è il cuore" (FotoSchicchi)
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Bologna, 26 giugno 2026 – Si alza il sipario su Agrofutura, il progetto multicanale ideato e prodotto da Editoriale Nazionale e dalle sue storiche testate Qn Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. L’obiettivo del 2026 è raccontare le imprese, i mercati e le eccellenze gastronomiche che stanno ridisegnando l'agroalimentare italiano. Anche quest'anno il tour parte da Bologna, consolidando il ruolo guida del territorio emiliano-romagnolo sui temi della sostenibilità della filiera, della qualità alimentare e della valorizzazione delle produzioni Dop e Igp. Il cuore della manifestazione si articolerà tra Palazzo Pepoli e il suo Museo della Storia di Bologna e la serra di Piazza Minghetti, uniti visivamente dal Green Carpet, la scenografica installazione vegetale che guiderà i cittadini lungo il percorso del festival.
Casa Carlino è in piazza Minghetti. Dai laboratori agli appuntamenti
La Business Conference
La Sala della Cultura di Palazzo Pepoli ha ospitato la cerimonia di apertura di Agrofutura: la Business Conference. Lungi dall'essere un semplice momento formale, la conferenza si configura come un vero e proprio laboratorio strategico concepito per far dialogare i mondi della politica, della finanza, della ricerca scientifica e della grande imprenditoria di filiera. La manifestazione inizia con il sondaggio interattivo tra il pubblico sulle sfide dell’agroalimentare. La sfida più importante è il cambiamento climatico per il 64% del pubblico, mentre ricerca scientifica è la leva che può contribuire di più domani (40%).
I saluti istituzionali
Ad aprire i lavori e a tracciare la rotta istituzionale sono stati i saluti dell'assessore del Comune di Bologna con delega all’Agricoltura Daniele Ara. “Bologna è uno dei capoluoghi più agricoli d’Europa, è importante accendere i riflettori sempre di più su questo tema perché di agricoltura si parla troppo poco nel dibattito politico. È una fase complicata: crisi delle produzioni, una concorrenza internazionale senza regole e il cambiamento climatico - sottolinea Ara -. E allora dobbiamo strutturarci meglio per capire come aiutare il dibattito europeo a uscire da questa fase. L’obiettivo di questa rassegna è rendere consapevoli i cittadini, che sono il traino di nuovi modelli agricoli produttivi e rispettosi dell’ambiente”.
Dazi e futuro delle politiche agricole: panel con Cavedagna e Rontini
In seguito sono saliti sul palco Stefano Cavedagna, eurodeputato, e la segretaria alla presidenza della Regione Manuela Rontini, introdotti dalla direttrice delle testate del gruppo Qn Agnese Pini. La terra come priorità. “Se vogliamo avere prodotti di qualità che abbiano un prezzo competitivo e avere garanzia che ci sia una giusta remunerazione, dobbiamo garantire che ci siano politiche di contrasto all’aggressione che arriva fuori dall’Europa. Dobbiamo farlo attraverso barriere commerciali (dazi), per evitare che prodotti a basso costo invadano il nostro mercato, ed è necessario sussidiare l’agricoltura. L’Europa allora deve difendersi con la Pac (Politica agricola comune), senza togliere un euro”, spiega Cavedagna. “È una battaglia che stiamo portando avanti – annuncia Rontini -. Politiche di coesione e Pac restino a diretta gestione delle Regioni, l’ente più vicino al territorio e le sue specificità. La sussidiarietà, gli aiuti e gli incentivi devono essere più resilienti per affrontare i cambiamenti climatici. Quindi, investire per mettere in campo strumenti che aiutino i nostri agricoltori”, risponde Rontini. Sui dazi, “la Regione produce nell’agroalimentare 37 miliardi di euro, di cui 10 miliardi a export. Dobbiamo puntare sulle nostre produzioni di qualità. Gli Usa erano un terreno privilegiato. Nel 2025 e nel 2026 abbiamo investito 25 milioni di euro sulla Dop economy per aggredire nuovi mercati”, continua Rontini. “Il primo dazio si chiama ‘Green deal’. Non dobbiamo fare ideologia ma guarda la realtà”, dice invece Cavedagna. Prima del successivo panel, altre due domande: pensi che un giovane possa costruire una carriera nell’agricoltura? E quali saranno lavori agricoli che saranno richiesti........
