Crisi in Medio Oriente, Ricciardi sulle politiche del governo: “Il dialogo con le opposizioni? Una messa in scena”
Riccardo Ricciardi, 43 anni, già vicepresidente del M5s, è membro della commissione Esteri alla Camera e capogruppo dei 5 Stelle
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Roma, 13 marzo 2026 – Onorevole Riccardo Ricciardi, capogruppo a Montecitorio del Movimento 5 stelle, qual è il vostro giudizio sulle comunicazioni e le proposte di tavolo unitario della premier Meloni in merito alla crisi del Golfo?
“È una messa in scena. Nel momento in cui si vogliono fare veramente le cose unitarie non si aspettano 13 giorni. Come fece il presidente Conte allo scoppio della pandemia, una premier che cerca unità chiama subito i leader, informa sulla situazione e si confronta sulle misure da mettere in opera. Questo l’esempio di 5 anni fa. E questo ci saremmo aspettati da una presidente che vuole comportarsi da istituzione e non da leader di partito sempre in cerca di propaganda. Invece in questo frangente non abbiamo sentito Meloni per molti giorni dall’inizio della crisi e la prima volta che ha espresso una ‘non posizione’ lo ha fatto in Radio. Il contrario da quanto fatto da Conte durante la pandemia”.
E nel merito della posizione del governo sulla crisi?
“La ‘non posizione’ del governo è a suo modo una posizione. Perché l’equilibrismo dialettico usato da Meloni cela in vero motivazioni che offrono un sostanziale appoggio alla missione di Netanyahu e Trump. Per noi questo è inaccettabile. Senza neanche il coraggio di schierarsi compiutamente, si appoggia quest’azione sconsiderata in Iran”.
Riguardo l’eventuale e sostanziale concessione delle basi, il governo si rimette comunque al Parlamento...
“Un altro artificio retorico. Meloni ha detto che al momento non è arrivata nessuna richiesta e non ha detto che quando e se ci fossero richieste l’Italia negherà le basi perché si tratta di un’azione contro il diritto internazionale cui non si può pensare di partecipare. Non l’ha assolutamente escluso”.
D’altronde è tutta l’Europa che appare spiazzata e inerte. Non vi preoccupa?
“Esattamente come durante la pandemia. Anche in quel momento c’era un’immobilità. Grazie poi alla politica e l’azione di dialogo del presidente Conte, che scrisse a otto Paesi per chiedere una gestione comune degli strumenti da mettere in campo, nacque il Recovery found, su cui facciamo ancora politica economica attraverso il Pnrr. Di fronte a una guerra che produce contraccolpi energetici incredibili per gli italiani e le imprese, come quella in Iran, il fatto che il governo non sia capace di un minimo di azione per evitarlo è scandaloso. L’Italia è uno dei paesi più esposti dal punto di vista energetico alla crisi che si profila”.
Vige una sorta di rassegnazione al nuovo interventismo degli Usa di Trump e gli alleati?
“Ma se Trump chiede di pagare 5% del Pil in armamenti e si va subito a firmare, se impone dazi e non si fa nulla, se sulla crisi ucraina siamo stati inerti per anni e siamo esclusi da ogni negoziato...: o si lascia che vada così oppure ti fai promotore di un’azione politica. Io vorrei un governo che provasse e riuscisse a tutelare i nostri interessi”.
Non che l’opposizione di centrosinistra in Italia e in Europa si mostri capace di intervento...
“Correggo. Abbiamo fatto una risoluzione unitaria con Pd e Avs rispetto alle comunicazioni di Crosetto e Tajani. E ieri abbiamo votato gli stessi passaggi comuni”.
Il clima referendario ha influito sulla polarizzazione?
“Non da parte nostra. Semmai è vergognoso che Meloni, di fronte a una guerra che mette in crisi famiglie e imprese, utilizzi anche in questo caso un espediente retorico per fare campagna elettorale, visto che in aula sull’Iran è riuscita a parlare contro la magistratura. Indecente”.
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