Dalla tempesta militare in Medio Oriente al rischio di guerra commerciale permanente. Come negli anni Trenta
Una colonna di fumo si solleva dopo un attacco israeliano vicino Beirut (Ansa)
Articolo: Voli aerei, crociere, petrolio, container: dalla guerra in Iran alla ‘disruption’ dei trasporti mondiali
Articolo: Dove possono arrivare missili iraniani: la mappa con le distanze. Sigonella in allerta, faro Nato sul Muos di Niscemi
Articolo: Dove può arrivare il prezzo di gas e benzina? Le previsioni dell’esperto sugli aumenti
Milano – I conflitti armati, ed in particolare quello che coinvolge l’Iran e il Medio Oriente, incidono sui flussi del commercio internazionale sotto due profili distinti: da un lato quello economico-tecnico, che riguarda infrastrutture, costi e organizzazione degli scambi; dall’altro quello sistemico, relativo al ruolo degli Stati e all’evoluzione delle regole internazionali che disciplinano il commercio globale.
Il primo impatto è immediato e materiale. Le guerre colpiscono infrastrutture fisiche, mercati energetici, reti finanziarie e catene del valore. Nel caso mediorientale, tale effetto è amplificato da caratteristiche proprie dell’area: l’elevata concentrazione di risorse energetiche fossili, la presenza di corridoi marittimi obbligati ad alta intensità di traffico — Hormuz, Bab el-Mandeb, collegamento con Suez — e la concentrazione, in uno spazio ristretto, di infrastrutture da cui dipendono flussi globali.
La vulnerabilità di un passaggio come lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 20% del consumo mondiale, è sufficiente, anche senza una chiusura formale, a ridurre traffico e coperture assicurative, comprimere l’offerta disponibile e far salire prezzi e costi. Il commercio internazionale dipende inoltre da coperture assicurative che proteggono merci, navi e rischi bellici; quando il rischio aumenta, le coperture si riducono, i premi crescono e molte operazioni vengono rinviate o abbandonate.
Voli aerei, crociere, petrolio, container: dalla guerra in Iran alla ‘disruption’ dei trasporti mondiali
A ciò si aggiunge il canale energetico: aumenti del petrolio nell’ordine del 10-15% in pochi giorni si riflettono sui costi di trasporto e sui settori più energivori. Anche variazioni relativamente contenute del carburante marittimo incidono sui margini e sulla convenienza delle operazioni. In questo contesto, imprese e intermediari finanziari riorganizzano forniture, rotte e canali di pagamento per ridurre l’esposizione al rischio geopolitico, con una progressiva riallocazione dei flussi commerciali.
Il secondo impatto riguarda il comportamento degli Stati e l’evoluzione delle regole internazionali che disciplinano il commercio. Le guerre creano un terreno favorevole a decisioni miranti al controllo dei flussi commerciali (dazi, restrizioni all’esportazione, embarghi commerciali). Anche le regole liberali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio consentono, infatti, l’adozione di misure commerciali restrittive, controlli e trattamenti differenziati tra partner commerciali, per accomodare situazioni di emergenza o pericoli per la sicurezza nazionale.
Dove possono arrivare missili iraniani: la mappa con le distanze. Sigonella in allerta, faro Nato sul Muos di Niscemi
Tale evoluzione si inserisce in un contesto in cui, già negli ultimi anni, si è assistito a una crescente selettività delle relazioni economiche, con comportamenti miranti a introdurre trattamenti che discriminano i flussi commerciali in ragione della loro origine. Le recenti evoluzioni della politica commerciale statunitense si collocano in questa traiettoria, promuovendo strumenti e prassi che si discostano dall’impianto originario del sistema multilaterale dell’OMC. Quest’ultima continua formalmente a rappresentare il quadro giuridico di riferimento, fondato su regole applicabili in modo uniforme fra gli Stati parte e su un meccanismo di soluzione delle controversie volto a garantire il rispetto degli impegni assunti.
Chi sono pasdaran, ayatollah e Guardiani della Rivoluzione: glossario dell’Iran per leggere la guerra
Tuttavia, la “disattivazione”, in pratica, del sistema di soluzione delle controversie dell’OMC e l’uso estensivo di eccezioni di sicurezza e di misure giustificate da supposte emergenze ne riducono progressivamente la centralità. Ne deriva una distanza crescente tra la disciplina multilaterale e la prassi effettiva degli Stati che, svincolati dalle regole internazionali, tornano a rapporti commerciali regolati più dalla forza economica che dalla cooperazione orientata a un bene comune di lungo periodo.
L’evoluzione internazionale ha anche riflessi interni, riguardanti le dinamiche tra potere legislativo ed esecutivo. In parallelo alle eccezioni e deroghe previste dal diritto dell’OMC, gli ordinamenti nazionali tendono a prevedere, in situazioni di emergenza o di pericolo per la sicurezza nazionale, un ampliamento dei poteri dell’esecutivo, ritenuto più rapido e idoneo a gestire circostanze straordinarie a scapito del potere legislativo. L’espansione della potestà normativa dell’esecutivo in materia commerciale ha spesso, come nel caso statunitense, un impatto maggiore sui consumatori, che, pur essendo i naturali beneficiari di un sistema commerciale liberale fondato su regole stabili e prevedibili, si trovano privi delle tutele trasversali tipiche dei processi parlamentari.
Dove può arrivare il prezzo di gas e benzina? Le previsioni dell’esperto sugli aumenti
Nel lungo periodo, se le tensioni persistono, il rischio della formazione di blocchi commerciali politicamente contrapposti e di un indebolimento strutturale dell’uniformità del sistema multilaterale è concreto. Il rischio di una guerra commerciale permanente non è trascurabile. E la storia ci insegna che le guerre commerciali degli anni Trenta del secolo scorso contribuirono in modo significativo al deterioramento dei rapporti internazionali, in un contesto che avrebbe poi condotto al secondo conflitto bellico mondiale.
*docente di Diritto internazionale università Bocconi
© Riproduzione riservata
