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Già distrutto metà dell’arsenale iraniano. Cosa resta in mano al comando di Teheran e quanto può resistere ancora

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02.03.2026

Una nave militare iraniana nello Stretto di Hormuz (Ansa)

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Roma, 2 marzo 2026 – Le perdite subite nei primi due giorni di guerra da parte dell’Iran sono disastrose. Il leader supremo Ali Khamenei è stato ucciso, nella prima giornata di incursioni sono stati eliminati 48 tra capi politici e militari, le vittime totali sono oltre 200, i feriti 700. Il presidente Trump ha dichiarato che la Marina Usa ha affondato 9 navi della Marina iraniana e "in gran parte distrutto" il quartier generale navale oltre al quartier generale dei Pasdaran. I raid hanno colpito strutture missilistiche balistiche, centri comando militari e sedi dell’intelligence. Israele ha dichiarato di aver distrutto circa 200 lanciatori di missili balistici, pari a quasi la metà dell'arsenale operativo iraniano. Sono stati colpiti anche i principali impianti di produzione di sistemi balistici.

Tutte cifre comunque difficili da verificare. Sono circa 1.400 missili e droni iraniani che sono stati abbattuti da sabato dai cinque paesi del Golfo: Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Bahrein. Anche altri Paesi dell'area sono stati presi di mira, ma non hanno reso noti i dati, tra cui l'Arabia Saudita e l'Oman. Quasi 400 missili e circa 1.000 droni lanciati dall' Iran stati intercettati dalle forze di sicurezza di Giordania (13 missili e un numero di droni non specificati), Emirati Arabi Uniti (165 missili balistici e 2 Cruise, 541 droni), Qatar (60 missili e 12 droni), Kuwait (97 missili e 283 droni) e Bahrein (45 missili e 145 droni). Queste cifre non tengono conto dei missili e dei droni che hanno superato le difese aeree, colpendo porti, aeroporti, hotel, basi militari e altre infrastrutture.

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Quanto può resistere ancora l’Iran?

Di fronte a questa turbolenza alla quale Teheran ha reagito colpendo basi militari e obiettivi civili delle località del Golfo oltre a Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa e zone del Negev, in Israele ci si chiede fino a che punto l’Iran può resistere nel braccio di ferro fatto di bombe, missili e droni. A questo ritmo forse non più di qualche qualche settimana perché il Paese degli Ayatollah prima di questa tempesta di fuoco era già stato indebolito dagli attacchi del giugno 2025.

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La guerra ibrida dell’Iran

Di fronte alla potenza bellica messa in campo da Stati Uniti e Israele Teheran non può resistere a oltranza. Intanto ha già aperto un fronte di guerra parallelo scatenando manifestazioni violente contro gli Usa all’esterno del Paese: la folla aizzata probabilmente da uomini dell’intelligence iraniana ha tentato l’assalto alle aree delle ambasciate a stelle strisce a Baghdad in Iraq e a Karachi e Lahore in Pakistan. La reazione delle autorità ha provocato decine di morti. E questa è guerra ibrida. Ma le capacità di reazione armata di Teheran ora sono abbastanza limitate, tenendo presente che nel caos attuale le Forze armate iraniane devono fare i conti con due eserciti che collaborano in un clima di forte rivalità, cosa che adesso nel vuoto di potere dopo la morte di Khamenei può rappresentare un problema.

I due eserciti rivali

Sono l’Artesh, unità regolari, e i Pasdaran, le guardie rivoluzionarie o paramilitari, un nucleo fortemente ideologizzato dipendente dal vertice della teocrazia governativa. Lo coordinava direttamente prima di essere ucciso l'Ayatollah Ali Khamenei attraverso un proprio incaricato. L'architrave delle limitate capacità offensive iraniane è la forza aerospaziale dei paramilitari, un corpo di 15-20mila uomini, molti dei quali tecnici in buona parte già uccisi nei raid.

Cosa resta in mano al comando iraniano

Difficile dire cosa è rimasto dopo le incursioni dal cielo di Usa e Israele, ma teoricamente sono attive due basi la Chitgar, a Teheran, e la Dastvare, articolate in 4 comandi subordinati, tra cui uno per le operazioni aeree, con piattaforme piuttosto datate e una seconda che ha competenza sulle piattaforme che gestiscono i droni Shahed pluridimensionali utilizzati anche dalla Russia in Ucraina. Il comando iraniano dispone anche di vettori da crociera e missili balistici e ipersonici. Difficile sapere quanti sistemi di lancio sono rimasti operativi dopo gli strike del tandem israelo-americano.

Tra i vettori a raggio medio/intermedio che coprono distanze variabili da 1000 a 3mila chilometri, sono operativi i Rezvan, i Ghadr, gli Emad le varianti dei Sejjil, i Khorramshahr, derivati dagli intermedi nordcoreani Hwasong-10/BM-25, i Kheybar Shekan o Khorramshahr-4, gli Haji Qassem (capaci di colpire obiettivi fino a 2500 km), i pseudo-ipersonici Fattah 1 e gli alianti ipersonici Fatah 2, vettori tattici con capacità fino a 700 km. Teheran mantiene operativi anche i sistemi più obsoleti distribuiti in molti siti di lancio che possono fungere da esche per gli attacchi. Prima dell’operazione speciale di questi giorni l’arsenale iraniano contava 2mila missili balistici pesanti, con una capacità produttiva di alcune decine al mese e 350 piattaforme per il lancio. Tutti numeri al momento attuale pieni di incognite, eppure dal Paese dei Guardiani della rivoluzione continuano i contrattacchi. Intanto i volenterosi Francia, Germania e Regno Unito sono pronti ad “azioni difensive”. La tensione sale ancora mentre in tutta Europa, Italia compresa, cresce la paura di attentati.

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