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Sotto il mare siamo indifesi: ecco come si può colpire un Paese senza farsi vedere

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01.03.2026

Droni, sommozzatori, ordigni magnetici: il fronte invisibile che minaccia gasdotti, eolico offshore e infrastrutture strategiche italiane

«Fino a 40 metri basta un semplice sub ricreativo per compiere un attentato alle infrastrutture di un Paese. Fino ad 80, invece, possono entrare in azione subacquei in possesso di brevetti tecnici, che sono molto diffusi anche tra chi pratica questa disciplina per pura passione», racconta con una tranquillità disarmante l’incursore di Comsubin, le forze speciali della Marina militare italiana, che abbiamo di fronte. Niente nome, niente generalità. Solamente la sua professione. «Si può andare anche oltre, fino a 150 metri, se si hanno a disposizione subacquei tecnici specializzati, mentre per profondità superiori è necessario ricorrere a droni sottomarini», conclude.

Parla come se piazzare una bomba nelle profondità del mare fosse la cosa più naturale del mondo. Come se inabissarsi là dove tutto è nero e incerto fosse facile. Alle spalle ha anni di addestramento e di missioni all’estero. In acqua e fuori, anche se preferisce il primo elemento. C’è l’Afghanistan, dal quale sono passati tutti quelli della sua età. E pure l’Iraq. Citiamo altri Paesi ma si chiude: «Di questo non posso parlare. Segreto di Stato. Stop».

Il precedente del Nord Stream e il sabotaggio della Seajewel

Torniamo all’acqua. Anzi, a una data che ha segnato uno spartiacque: 26 settembre 2022. Quel giorno un gruppo di sommozzatori ucraini raggiunge il gasdotto Nord Stream e lo fa saltare in aria. Subito però – è il fumo........

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