menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Fotografia dei 25 anni che hanno rivoluzionato l’auto. E distrutto la Fiat

39 0
05.03.2026

In venticinque anni la geografia mondiale dell’auto è stata stravolta: Pechino diventa la fabbrica globale, l’Europa arretra e la produzione italiana crolla. Elettrico e ibrido ridisegnano la mappa dell’industria.

Negli ultimi 25 anni il mondo dell’auto si è capovolto. Nuovi protagonisti si sono imposti come produttori globali e altri si sono lentamente ritirati. Abbiamo messo insieme un po’ di numeri per dare un’idea della magnitudine impressionante di questo cambiamento. Un cambiamento che ci riguarda da vicino, visto che ha segnato anche il declino forse irreversibile della produzione di autoveicoli in ItaliaPartiamo da una fotografia semplice. Nel 2000 nel mondo si producevano circa 41 milioni di auto l’anno. Venticinque anni dopo, prendendo solo i primi nove mesi del 2025 (dati dell’Oica, organizzazione internazionale del settore) , siamo già intorno ai 50 milioni di auto. La produzione globale cresce, ma non sono più gli stessi Paesi a costruire queste vetture: è cambiata la geografia, non solo il volume.

E qui arriva il primo ribaltone: la Cina.

Cina: da comparsa a protagonista assoluta

Nel 2000 la Cina produceva circa 600 mila auto l’anno: una cifra quasi trascurabile rispetto ai grandi player dell’epoca. Adesso, nei primi tre trimestri del 2025, la Cina sfiora i 21 milioni di auto prodotte. Significa essere passati da una nicchia al ruolo di gigante assoluto, con una quota enorme della produzione mondiale e una filiera completa: dalle batterie alle piattaforme, dai chip all’elettronica di bordo.

Questa crescita non è solo quantitativa. La Cina ha usato l’auto come strumento industriale e geopolitico: ha integrato manifattura, controllo delle materie prime per le batterie e politiche interne di sostegno alla domanda. Il risultato è un ecosistema che oggi sfida direttamente costruttori storici in Europa, Giappone e Stati Uniti, in particolare sull’elettrico.

Europa in calo, Italia in caduta libera

Mentre la Cina decolla, l’Europa rallenta. Nel 2000 l’Unione europea produceva circa 14,9 milioni di auto. Nei primi nove mesi del 2025 siamo a 9,1 milioni. Non è solo un aggiustamento ciclico: è un ridimensionamento strutturale della capacità produttiva, spinta da costi più alti, delocalizzazioni e dal fatto che l’auto di massa ed economica non è più competitiva se prodotta nel Vecchio Continente.

Dentro questo quadro europeo, l’Italia è il caso estremo.Nel 2000 in Italia il gruppo Fiat produceva circa 1,4 milioni di auto, senza contare i veicoli commerciali. Nel 2025, dati della Fim Cisl, siamo intorno alle 213 mila vetture. È un crollo, non un calo: vuol dire aver sostanzialmente rinunciato a essere un grande Paese produttore di auto. L’Italia non è più nei primi dieci produttori mondiali, è scivolata oltre il ventesimo posto. E questo ha conseguenze che vanno oltre le fabbriche: filiera dei componenti, centri di ricerca, occupazione, capacità negoziale a livello europeo.

Un caso unico al mondo di diminuzione così rapida della produzione: Francia e Spagna, per fare due esempi di Paesi storicamente presenti nel settore, producono molto più di noi https://oica.net/production-statistics/.

Se allarghiamo infatti lo sguardo ad altri Paesi troviamo storie molto diverse. La Spagna, ad esempio, produceva oltre 3 milioni di auto nel 2000. Nei primi nove mesi del 2025 è scesa........

© Panorama