Le imprese possono salvarsi dai dazi? E quali sono i costi per le Pmi? Le risposte degli esperti
I dazi reciproci introdotti da Trump prevedono una tariffa base del 10% sulle importazioni negli Usa, con aumenti fino al 34% per alcuni Paesi, colpendo duramente settori come l'automotive e il manifatturiero. Ma cosa cambia davvero per le piccole medie industrie italiane? Di base saranno penalizzate in termini di costi e competitività, soprattutto in settori chiave come agrifood, acciaio e macchinari. Per capire gli scenari delle prossime settimane, abbiamo chiesto aiuto all’avvocato Andrea Romani Grussu e Sara Armella, esperta di dogane e docente presso l’Università della Bocconi. Armella è membro del grppo di lavoro Dogane e commercio internazionale di Confindustria e direttore scientifico di Arcom Formazione, scuola di alta formazione per imprese e professionisti.
«I dazi reciproci sono nuove misure tariffarie doganali, annunciate dal Presidente Trump il 2 aprile che colpiranno le esportazioni verso gli Stati Uniti e che si aggiungono a quelli già in vigore. È prevista una tariffa base del 10% che graverà su quasi tutti i prodotti importati negli Usa. L’aliquota aumenterà per alcuni partner commerciali e varierà da Paese a Paese, l’Unione europea subirà un dazio del 20%, la Cina del 34%, il Giappone del 24% e così via per circa 50 paesi».
«Trump ha annunciato un’introduzione graduale ma rapida delle nuove tariffe. Avremo un primo momento dal 5 aprile in cui le esportazioni verso gli Usa sconteranno l’aliquota........
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