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La paura di dover imparare a vivere senza Franco Baresi

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01.08.2026

Da oggi siamo in terra incognita, procediamo a tentoni. Vivere senza FrancoBaresi (scritto proprio così, un sintagma unico, una categoria dello spirito e allo stesso tempo una sicurezza quotidiana), non abbiamo idea di come si faccia. Non solo chi, come lo scrivente, è cresciuto milanista mentre lo vedeva alzare al cielo qu1alunque Coppa, anzi perché lo vedeva alzare al cielo qualunque Coppa. Ma anche chiunque conosca la verità intuitiva di Pier Paolo Pasolini, per cui il calcio è «l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo». E non si può non pensare al massimo chierico officiante di questa liturgia sopravvissuta, Diego Armando Maradona, che un giorno del 1989, dopo l’ennesima puntata di un duello infinito, esce con addosso la maglia numero 6 del Milan. «Questa è di un grandissimo giocatore. Questo è un ricordo che mi porterò per tutta la vita». Tutta la vita. Per tutta la nostra vita, FrancoBaresi, sei stato il Capitano. Colui che sfoggiava la fascia al braccio, certo. Ma, di nuovo, il calcio è trascendenza, esonda dal campo e si riflette in quello che Edmund Husserl chiamava il «mondo della vita», anzi contribuisce a ridefinirne le coordinate........

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