"Aiutate Cuba". La sinistra non perde i vizi
I cosiddetti “progressisti” nostrani (quanto di più oscurantista offra il mercato politico-culturale) hanno due patrie d’elezione. La prima è l’Iran degli ayatollah, la Repubblica islamica che folgorò sulla via di Teheran l’intellighenzia gauchista e folgora oggi i suoi nipotini (diciamo lungo la linea involutiva che va da Foucault a Rula Jebreal), Eden di purezza ritrovata contro la barbarie del consumismo occidentale. La seconda è la Cuba (ancora) castrista, la Repubblica socialista monopartitica, nella realtà un inferno autoritario a poche miglia dalle coste della più grande democrazia del globo, nella trasfigurazione mitica un paradiso perduto e sempre ritrovato, un’ossessione tarocca pluridecennale, il non-luogo del comunismo “buono”, esotico, romanzesco, lungo l’asse (anche qui il climax è discendente) che parte dal Sartre estensore di reportage ossimorici sulla libertà realizzata sotto Fidel, passa per il Guccini aedo di un Che Guevara contraffratto a........
