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Oro alle stelle, botteghe sotto pressione ma gli artigiani si riorganizzano

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17.03.2026

Jacopo Ferretti, segretario generale Confartigianato Firenze

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Firenze, 17 marzo 2026 - L’impennata del prezzo di oro e argento e le nuove tensioni internazionali stanno mettendo in difficoltà il settore orafo e argentiero fiorentino, ma le botteghe artigiane non restano ferme e avviano una fase di riorganizzazione per reggere l’urto. Il valore dei metalli preziosi continua a crescere, ma per le imprese il paradosso è evidente: più il prezzo sale, più diventa complicato vendere e mantenere gli equilibri economici. I numeri fotografano con chiarezza il fenomeno. Secondo Confartigianato Firenze, nel 2016 l’oro valeva circa 36 euro al grammo, oggi sfiora i 150 euro, più che quadruplicato. Anche l’argento è passato da circa 0,44 euro al grammo a oltre 2,5 euro. “Il prezzo di oro e argento è aumentato rapidamente – spiega Jacopo Ferretti, segretario generale di Confartigianato Imprese Firenze – e gli artigiani devono riorganizzare il lavoro per gestire costi molto più alti”. Una trasformazione che si riflette anche nelle botteghe storiche, spesso guidate da seconde generazioni. “Negli ultimi mesi abbiamo visto un’accelerazione esponenziale delle quotazioni – racconta Bianca Guscelli della storica argenteria Brandimarte – e questo ci obbliga a gestire la materia prima con ancora più attenzione”. Cambiano anche i clienti: “Sempre più persone entrano per vendere oggetti, convinte che il valore sia solo nel peso. Ma dietro c’è manifattura, design, qualità, ed è questo che rende unico il nostro lavoro”. Ed è proprio questa dimensione artigianale che continua a distinguere la tradizione orafa fiorentina. “Un oggetto artigianale non è solo materia prima – aggiunge Guscelli – ma il risultato di competenze, esperienza e tradizione. Ed è questo che continua a rendere il lavoro delle nostre botteghe unico e riconoscibile nel tempo”. La risposta delle imprese passa da una revisione concreta dei processi produttivi. “Oggi dobbiamo prestare molta più attenzione al peso dei gioielli e alla quantità di metallo utilizzata – spiega l’orafo fiorentino Paolo Penko –. Non possiamo più fare grandi scorte e acquistiamo soprattutto su commissione”. Una strategia che consente di ridurre i rischi legati alla volatilità dei prezzi. Nonostante le criticità, il settore guarda avanti. “Io vivo questo momento come una sfida e un’opportunità per rivedere alcuni modelli – conclude Penko –. Il nostro obiettivo non è vendere metallo ma creare bellezza”. Una linea condivisa anche dalle associazioni di categoria, che vedono nella riorganizzazione un passaggio necessario per rafforzare la tenuta del comparto. 

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