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Punto nascita della Gruccia, Monni: “Lavoriamo per mantenerlo a Montevarchi”

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03.04.2026

L'assessore Monia Monni

Arezzo, 03 aprile 2026 –  Il futuro del punto nascita dell’ospedale Santa Maria alla Gruccia resta al centro del confronto istituzionale. Ieri mattina, a margine della conferenza dedicata alla nuova Casa della Comunità di Reggello – la cui apertura è prevista per il mese di maggio – l’assessora regionale al diritto alla salute Monia Monni è tornata sul tema, confermando l’impegno della Regione Toscana a individuare una soluzione che garantisca il servizio sul territorio. «Purtroppo non potrò partecipare alla conferenza per la concomitanza con questa inaugurazione – ha spiegato Monni – ma avrò comunque modo di confrontarmi volentieri con i sindaci nei prossimi giorni». Un passaggio che ribadisce la volontà di mantenere aperto il dialogo con le amministrazioni locali in una fase particolarmente delicata. L’assessora ha quindi richiamato il lavoro tecnico portato avanti dalla Regione, sottolineando il contributo del collega Filippo Boni.

Al centro dell’analisi, in particolare, i tempi di percorrenza verso gli altri presidi ospedalieri, oggi condizionati anche dalla presenza di cantieri e criticità infrastrutturali. «I tempi risultano più lunghi rispetto a quanto previsto dal decreto ministeriale in merito alla vicinanza di un altro ospedale – ha evidenziato – e questo ci offre un margine per elaborare una strategia più approfondita». Un elemento, quello dei collegamenti, che rappresenta uno dei punti chiave nella richiesta di deroga per il mantenimento del punto nascita. «Stiamo valutando diverse opzioni e credo che riusciremo a trovare un modo per garantire che il punto nascita, in una forma ancora da definire, rimanga a Montevarchi», ha aggiunto Monni, lasciando intravedere la possibilità di una soluzione che tenga conto sia dei vincoli normativi sia delle esigenze del territorio.

La vicenda si inserisce nel percorso avviato lo scorso gennaio dalla Regione Toscana, che ha formalmente chiesto al Ministero della Salute di rivedere il parere negativo sulla deroga relativa alla Gruccia. A febbraio è arrivata la risposta del ministro Orazio Schillaci, che ha confermato il principio generale fissato a livello nazionale: la soglia minima di 500 parti annui per il mantenimento di un punto nascita. Accanto a questa posizione, tuttavia, il Ministero ha lasciato aperta la possibilità di valutare deroghe specifiche.

È proprio su questo margine che si concentra ora il lavoro della Regione, con il caso della Gruccia considerato tra i più complessi nel quadro dei 22 punti nascita presenti in Toscana, cinque dei quali necessitano di ulteriori approfondimenti. Nella comunicazione ministeriale viene infatti riconosciuta la necessità di analizzare con attenzione le criticità infrastrutturali già evidenziate dalla Regione. In particolare, le difficoltà di collegamento con l’ospedale San Donato di Arezzo: una distanza che, se valutata solo in termini chilometrici, può apparire contenuta, ma che nella realtà quotidiana si traduce in tempi di percorrenza significativamente più lunghi a causa della congestione del traffico. Un fattore che, soprattutto in ambito ostetrico, assume un peso determinante e che potrebbe incidere nella valutazione finale sulla deroga, da cui dipende il futuro del punto nascita del Valdarno.

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