Picchiato fuori dalla mensa, Antonio è tornato a casa: “Ho rischiato di morire e non ho più la milza”
Antonio Turrisi, tornato a casa dopo cinque mesi di ricovero in ospedale (Gasperini)
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Empoli, 23 aprile 2026 – Ha ’festeggiato’ il suo 85esimo compleanno in ospedale, dove ha trascorso anche il giorno di Natale e quello di Pasqua. Dopo un delicato intervento chirurgico e cinque mesi di ricovero, Antonio Turrisi, il volontario vittima della brutale aggressione da parte di un senzatetto (arrestato con l’accusa di tentato omicidio, ndr) all’uscita della mensa popolare Emmaus di via XI Febbraio, è tornato a casa. Non riesce ancora a muoversi autonomamente: si aiuta con un deambulatore. Di quel terribile pestaggio, avvenuto lo scorso 14 novembre, non ricorda praticamente nulla. Oggi, sa solo che è vivo per miracolo.
Finalmente dopo cinque mesi ha lasciato l’ospedale, come sta?
“Sto meglio. Riesco ad alzarmi dal letto con l’aiuto di chi mi segue nella riabilitazione. Ho però bisogno di supporto costante perché non sono ancora autosufficiente. Soprattutto non ho ripreso la funzionalità del piede sinistro e questo mi preoccupa un po’. Il percorso è ancora lungo. Devo sottopormi ad altre visite che aiuteranno a capire le prossime terapie da fare”.
Come è cambiata la sua vita da quel 14 novembre 2025?
“È cambiata moltissimo. Questi cinque mesi sono stati duri e ancora adesso è tutto molto faticoso. Non auguro a nessuno di subire quello che ho subito io. Sono stato sottoposto ad un intervento chirurgico dove mi è stata asportata la milza, anche perché se non avessi fatto quell’operazione avrei rischiato di morire. Mi hanno detto che la situazione nelle ore e nei giorni successivi all’aggressione era molto critica. Sarebbero bastati altri due calci per mandarmi all’altro mondo”.
Si ricorda qualcosa di quei terribili minuti?
“Non ricordo nulla. Ho solo l’immagine di quella persona, che conoscevo perché ogni giorno veniva a prendere il pasto alla mensa, che mi è saltata addosso e io sono caduto a terra. Poi il buio”.
Le ha detto qualcosa prima di aggredirla?
“Neppure una parola. Mi ha aggredito senza un motivo. Ancora adesso non mi spiego perché sia potuto succedere. Mi hanno detto che è stato rintracciato, arrestato e portato in carcere”.
Ha sentito della tragedia di Massa (padre aggredito dal branco e morto davanti al figlio di 11 anni, ndr)? Cosa pensa?
“Penso che questi episodi sono diventati molto frequenti. La violenza va fermata e anche le istituzioni devono impegnarsi in questa direzione. Nel caso in cui ad aggredire siano persone straniere irregolari bisogna attuare provvedimenti di espulsione. Non possono rimanere nel nostro Paese se non si comportano bene”.
Mi ha aggredito senza un motivo. Ancora adesso non mi spiego perché sia potuto succedere.
Cosa le è mancato di più durante questi mesi di ricovero?
“La famiglia. Sono rientrato ieri (martedì, ndr) dopo aver trascorso il giorno del mio compleanno e tutte le feste, Natale e Pasqua, in ospedale. I miei figli, Simone e Rosario, e moglie Adriana mi venivano a trovare quasi tutti i giorni, ma essere di nuovo a casa è davvero bello (si commuove, ndr)”
Oltre alla sua famiglia chi le è stato vicino in questo periodo?
“La grande famiglia della Misercordia. Mi chiamavano spesso chiedendomi se avessi avuto bisogno di qualcosa. Sono venuti anche al Don Gnocchi (centro di riabilitazione di Firenze, ndr) con l’ambulanza per riportarmi a casa. Quello che mi dispiace è che non potrò più fare il volontario come prima, ma chissà... le vie del Signore sono infinite ed io non perdo la speranza”.
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