’Se mi rilasso… collasso’ 25 anni dopo. Firenze balla con la Bandabardò
La Bandabardò al Teatro Cartiere Carrara il 14 aprile
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La Bandabardò celebra i 25 anni dell’album live "Se mi rilasso… collasso" con un lungo e seguitissimo tour che martedì 14 aprile alle 21 fa tappa al Teatro Cartiere Carrara di Firenze. Ad aprire il concerto saranno gli Ejent, un’altra giovane band fiorentina che, in collaborazione con il duo Manitoba, ha appena realizzato il nuovo singolo "Ci divertiamo" su Etichetta Parigi con distribuzione Ada Music. Anche la Bandabardò ha pubblicato una nuova versione rimasterizzata di "Se mi rilasso… collasso", per la prima volta anche in vinile, che sta andando a ruba fra i fan che continuano a far sentire il loro calore alla band in ogni live. Una bella soddisfazione per la Banda che, accanto alla chitarrona di Orla, allinea il basso ballerino di Don Bachila la batteria rutilante del Nuto, le tastiere e la fisarmonica gipsy del Pacio, il mood caraibico di Ramon, Cantax a governare i suoni e soprattutto il chitarrista Alessandro "Finaz" Finazzo, che oltre alle musiche, dopo la scomparsa di Enrico Greppi, scrive anche i testi delle canzoni del gruppo e le canta.
"All’inizio c’era un forte imbarazzo – spiega Finaz –. Ho sempre cantato, sono intonato, ma quando fai i cori devi essere il più neutro possibile, da voce principale devi puntare sulla personalità. Sono un nerd della musica e nel mio lavoro: quando abbiamo deciso che dovevo essere io a cantare mi sono messo a studiare, perché sapevo che non stavo sostituendo Enrico. Stavo facendo un’altra cosa. Enrico è insostituibile. Per fortuna, dopo il primo concerto ho letto negli occhi del pubblico e dei miei colleghi, che fare questo passo in avanti è stata la soluzione più naturale".
Cosa è cambiato rispetto a 25 anni fa?
"Di acqua sotto i ponti ne è passata, non solo il nostro invecchiamento, ma sono successe tante cose, alcune bellissime, altre insuperabili. La Banda risulta essere una sorta di brand, di marchio, di situazione che la gente ama e vuole festeggiare insieme a noi. In questo tour stiamo facendo quasi tutti sold out, ma la cosa che ci colpisce è la grossa presenza di ragazzi intorno ai 20 anni, molto giovani, che cantano i nostri pezzi". Niente male per una band di... fricchettoni.
"Siamo stati scambiati per dei semplici allegroni. Poi se si fa attenzione ai testi delle nostre canzoni, se si ascoltano i messaggi che lanciamo ai nostri concerti si accorge che c’è anche molto altro. La banda non è mai stata di moda, quando siamo usciti nel 1993 eravamo già fuori dal tempo. Il fricchettonismo per noi è stato un modo per non farsi prendere dal fiume del mainstream, per non farsi fregare. Per questo siamo stati distanti da radio, da televisioni e da varie situazioni che ci avrebbero potuto legare le mani".
Come è organizzato il concerto?
"Suoniamo i brani di quell’album e altri che non eseguiamo da tanto. E’ un concerto che per certi versi un po’ più coraggioso e molto divertente, e poi chiaramente nel bis ci scateniamo, sciogliamo cavalli e facciamo i brani che veramente ci hanno reso più famosi".
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