Il monito di Tina Montinaro alla folla: "Ragazzi, la mafia esiste ancora"
La vedova del caposcorta Antonio: "Cercate sempre la verità. Impegnatevi per combattere l’indifferenza"
Articolo: Mafia in Italia: un confronto dedicato ai giovani
Articolo: Montinaro conquista gli studenti: "La legalità è un valore di vita"
Articolo: Premio Caponnetto . La cultura della legalità spiegata agli studenti con esempi straordinari
Mio marito aveva fatto una scelta ben precisa mettendo la sua vita a disposizione del giudice Giovanni Falcone, l’uomo più a rischio d’Italia. Lo fece perché credeva nella giustizia e nella lotta alla mafia. Ci siamo conosciuti a Palermo e ci siamo sposati subito, giovanissimi. Mi sono innamorata del suo senso del dovere e del suo coraggio. Ed è nel suo ricordo che ho deciso di portare avanti la battaglia per la legalità perché la mafia esiste ancora, forse per convenienza non fa più gli attentati, ma serpeggia ovunque, pure negli ambienti del potere. E la alimenta anche chi va a comprare la droga in un parco". A quasi 34 anni dalla sua scomparsa, Tina Montinaro si dice ancora grata per quanto suo marito Antonio – caposcorta trucidato nella strage di Capaci – ha fatto e ha lasciato. A lei e alla Nazione intera. "Nonostante il dolore, non cambierei niente. Lui come poliziotto ha fatto il suo dovere ed è morto perché, invece, qualcuno non ha fatto il proprio dovere – dice agli oltre 400 studenti che ieri hanno affollato il teatro Excelsior per ascoltarla –. È a voi, ragazzi e ragazze, che chiedo di avere lo stesso coraggio e la stessa coerenza in ogni cosa che fate. È voi che esorto ad andare alla ricerca della verità, sempre. Informatevi, sforzatevi di capire, non vi rassegnate alla frase “Tanto le cose non cambiano“. Da sola non ce la faccio, voi ragazzi potete aiutarmi a chiedere con ancora più forza le risposte che cerchiamo da quel 23 maggio 1992".
Il monito è semplice ma potentissimo: "Siate bravi cittadini". E ancora: "Dovete essere persone libere, ma solo studiando potrete sapere e giudicare. Lasciate perdere Tik Tok, i social che vi condannano all’isolamento che è causa della perdita di umanità cui stiamo assistendo. Sì, non c’è più umanità perché voi giovani siete chiusi in voi stessi, siete egoisti. Per favore, posate i telefonini per ritrovare il tempo di confrontarvi, di guardarvi in faccia magari anche di litigare. Abbiate la forza di fare sacrifici per raggiungere i vostri obiettivi".
In tanti dalla platea si sono alzati per chiedere a Tina di raccontare quei terribili momenti: domande mai banali per toccare con mano una tragedia della quale, per evidenti motivi anagrafici, hanno sentito soltanto parlare. "Cosa ricordo di quel maledetto giorno? – risponde la fondatrice dell’associazione Quarto Savona 15 –. Dopo l’esplosione, di mio marito rimase soltanto una mano che riconobbi dalle unghie mangiate... aveva le dita incrociate, forse nell’ultimo gesto di speranza. La bomba di Capaci è entrata in casa mia sì, ma ha colpito tutti gli italiani. I palermitani per primi si svegliarono per condannare la mafia: eravamo abituati alla morte, però nessuno si aspettava qualcosa del genere. Quel giorno la mafia vinse una battaglia, noi invece vogliamo vincere la guerra. I processi in 34 anni non hanno ancora fatto chiarezza, anzi siamo più confusi di prima. La scarcerazione di Giovanni Brusca nel 2021 mi ha indignato profondamente. Però non ci arrendiamo. Giro l’Italia con la teca della QS15 per scuotere le coscienze. Non dobbiamo abbassare la testa mai davanti alle ingiustizie, non dobbiamo cadere nella trappola dell’indifferenza. Dopo la strage spiegai ai miei figli che loro padre era caduto con onore, rispettando l’impegno che aveva preso con grande serietà pur sapendo di rischiare quotidianamente la propria esistenza". Poi un ragazzo con una semplicità disarmante, riflettendo sull’importanza di donare il sangue per aiutare il prossimo (il tema della campagna nazionale promossa da DonatoriNati con l’associazione QS15) ha azzardato: "Signora Tina, lei donerebbe il sangue a un mafioso?". Il silenzio rotto dalla sincerità dirompente: "No, non potrei. Io aiuto i carcerati con tanti progetti di reinserimento, ma i mafiosi sono altra cosa: hanno fatto troppo male a tanti, hanno massacrato troppe persone. So di cosa si sono macchiati, la mia Palermo è un cimitero a cielo aperto".
© Riproduzione riservata
