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Cosa rischia l’uomo denunciato per aver ucciso e cucinato un gatto al parco: “Possibile ostentazione di crudeltà”

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17.04.2026

Una foto dell'uomo mentre tenta di cucinare il gatto. A fianco i carabinieri

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Firenze, 17 aprile 2026 – “Un fatto grave, senza alcuna giustificazione. Se venisse applicata l’aggravante, l’uomo rischia fino a 4 anni di carcere e una multa fino a 60mila euro”.

Dopo l’episodio avvenuto a Sarzana, dove un uomo è stato denunciato per aver ucciso e cucinato un gatto in un’area pubblica, abbiamo chiesto all’avvocato penalista Massimiliano Palena di Firenze quali conseguenze penali potrebbe affrontare.

Avvocato, quali reati si configurano in un caso del genere?

«Si configura il reato di uccisione di animali, previsto dall’articolo 544 bis del codice penale, che punisce chiunque cagiona la morte di un animale per crudeltà o senza necessità. In questo caso, l’uccisione di un gatto in un parco appare priva di qualsiasi giustificazione e del tutto gratuita. La pena prevista va da 3 mesi a 3 anni di reclusione, oltre a una multa da 5.000 a 30.000 euro».

Il fatto che stesse cucinando l’animale in un luogo pubblico incide sulla gravità?

«Le norme tutelano l’animale in sé, indipendentemente dal luogo. Tuttavia, la dimensione pubblica amplifica la gravità del fatto. Un episodio del genere, avvenuto in un parco frequentato da famiglie, può essere interpretato come un’ostentazione di crudeltà e portare il giudice a valutare una pena più alta. Inoltre, tra le aggravanti previste c’è anche l’aver commesso il fatto alla presenza di minori: se questo venisse accertato, comporterebbe un ulteriore aumento della pena. Dunque non è un dettaglio, ma un elemento centrale nella valutazione complessiva della condotta».

Fa differenza se il gatto era randagio o di proprietà?

«No, la legge tutela tutti gli animali allo stesso modo. L’unica differenza è che, se il gatto aveva un proprietario, quest’ultimo può costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento dei danni».

Si può parlare anche di aggravante della crudeltà?

«È possibile. Uccidere un animale e poi tentare di cucinarlo può essere considerato un comportamento particolarmente crudele. Esiste inoltre un’aggravante specifica se il fatto è commesso con sevizie o prolungando le sofferenze dell’animale. In questo caso la pena può aumentare fino a 4 anni di reclusione e la multa fino a 60mila euro».

Quali conseguenze rischia quindi l’uomo denunciato?

«Affronterà un procedimento penale nel quale i fatti saranno accertati. In caso di condanna, il giudice stabilirà la pena, che potrà essere detentiva o, se ci sono i presupposti, sostituita con misure alternative. Nei casi più gravi non si esclude la detenzione in carcere».

Un caso che riapre il tema della tutela degli animali.

«Sì, perché rappresenta un banco di prova per il recente rafforzamento della normativa. Oggi gli animali sono considerati esseri viventi e senzienti, meritevoli di una tutela diretta. Episodi come questo mostrano anche il cambiamento della sensibilità sociale su questi temi».

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