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Il monito del referendum ai partiti

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26.03.2026

I postumi del referendum costituzionale sembrano migliori degli esiti. Le dimissioni imposte dalla presidente Meloni ad Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, e Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto, e Daniela Santanchè, ministro della Cultura, che hanno obbedito com’era anche loro dovere politico sono una buona notizia soprattutto per il Governo. Se il centrodestra ha un senso, è racchiuso nella formula “legge e ordine”, che, rettamente intesa, non ha niente di fascistico e dittatoriale, come viene pervertita nei regimi di fatto opposti allo Stato di diritto, dove invece rappresenta l’uguaglianza legale e l’ordine legale. Chi concepisce e interpreta “legge e ordine” come un programma di repressione, costrizione, restrizione arbitrarie è lui un illiberale inconsapevole o consapevole. La posizione dei dimissionari era ed è insostenibile secondo il canone etico e l’opportunità politica, che l’ordine legale ingloba.

La nottola di Minerva si alza in volo al tramonto, insegna Hegel. Infatti, le elucubrazioni post referendum sono state un meticoloso esercizio di filosofia politica, un’acuta speculazione su ogni aspetto della sconfitta, inequivocabile quanto devastante. Come antesignano dell’estrazione a sorte per i togati del Csm, ho votato sì al referendum, ma adesso non posso tacere che la riforma della magistratura era una complessa, forse complicata, costruzione che voleva troppo e perciò ha ottenuto nulla, per motivi di metodo e di sostanza. E per l’albagia affiorante dalle impostazioni adottate.

Ma qualcuno ha detto........

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