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Occidente e Islam: il diavolo e l’acqua santa

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09.02.2026

Recitava il famoso motto di Ruhollah Khomeyni “L’islam è politico o è nulla!”. La conseguenza di questo assioma è assai semplice: l’assoluta incompatibilità del mondo islamico (iraniano, turco, saudita, siriano, iracheno e algerino) con quello occidentale, dato che per il primo Stato e Chiesa sono come gemelli siamesi, mentre l’altro ha combattuto un paio di millenni per separarlo giuridicamente e politicamente. Di recente, questa incompatibilità strutturale tra Islam e Occidente (di per sé evidente da vari secoli) è stata oggetto di rivisitazione da parte di due autori di spessore, come Ernesto Galli della Loggia e Massimo Recalcati. Il primo, si pone la questione fondamentale sul “perché” l’Islam politico neghi per sua natura le più elementari (in senso occidentale) libertà individuali, come la scelta su che cosa leggere, dove viaggiare, quale musica ascoltare e chi frequentare. Domanda ineludibile, alla quale prova a rispondere Recalcati con i suoi strumenti, parlando del nemico “interno” dell’Islam, che poi sarebbe il corpo della donna (il cristianesimo si è salvato, grazie alla figura di Maria!), da sottrarre agli sguardi maschili all’esterno delle abitazioni-carceri. Per cui il velo diviene un dispositivo disciplinare, idoneo a reprimere ogni gesto dell’autonomia femminile, come quello di apparire in pubblico a capo scoperto, fatto trasgressivo ritenuto intollerabile dall’onnipotenza del regime patriarcale. “Ma più la sua crudeltà si impone, e più rivela la propria parentela con la morte”. Ed ecco che si fa più sensato ed esistenziale il grido di Donna, vita, libertà, perché quel regime totalitario non possiede la verità in nome di........

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