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Oltre il 2 giugno: la sfida per una democrazia liberale ancora da proteggere

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Un’eredità da preservare per rigenerare il liberalismo costituzionale

Archiviate le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, il rischio è che la memoria del 2 giugno si esaurisca nel rito della mera commemorazione. Eppure, di fronte alle crisi del nostro tempo, quali l’indebolimento dei corpi intermedi. Le crescenti disuguaglianze sociali, le tensioni geopolitiche e le nuove forme di concentrazione del potere economico e tecnologico, occorre costantemente interrogarsi su una questione essenziale: quale significato conserva oggi l’eredità costituzionale nata dalla scelta repubblicana del 1946? A ottant’anni da quel passaggio storico, è necessario perciò riflettere ancora sulle motivazioni poste alle origini della Repubblica, e soprattutto sulla loro capacità di preservare e rinnovare i principi che ne hanno guidato la costruzione. Ritorna attuale il problema che i Costituenti si trovarono ad affrontare all’indomani della dittatura e della guerra: come garantire la libertà democratica impedendo che il potere possa nuovamente sottrarsi ai limiti e ai controlli posti dalla Costituzione.

Sotto questo profilo, rimane decisiva la chiave interpretativa delle origini repubblicane: la Repubblica fu soprattutto una risposta decisa contro il fascismo, di cui la monarchia aveva condiviso le scelte di far crollare lo Stato liberale, il parlamentarismo e il pluralismo, nonché l’entrata in una guerra disastrosa, e l’ignominia delle leggi razziali. Il 2 giugno segnò dunque il momento in cui una società uscita dalla guerra e dalla dittatura si trovò davanti a un problema esistenziale per una nuova Nazione: come impedire che la democrazia si rovesci nuovamente in autoritarismo. La risposta fu l’affermazione del principio della “sovranità popolare”, e soprattutto la sua costituzionalizzazione in senso liberale e democratico: si optò non per un potere senza limiti, ma per un sistema di limiti al potere, qualunque sia la sua connotazione politica.

È qui che si colloca il contributo decisivo delle tradizioni liberali, liberal-democratiche e azioniste, spesso sottovalutato nelle letture correnti. Fu soprattutto in questi ambienti che maturò una delle riflessioni più profonde sulle cause che avevano consentito l’avvento del fascismo. Intellettuali e uomini politici come Luigi Einaudi, Benedetto Croce, Piero Calamandrei, Ferruccio Parri e Leo Valiani compresero che la libertà non può essere affidata soltanto alle buone intenzioni dei governanti,........

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