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“Riccardo III”: la corona di Satana

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12.03.2026

Se il potere è demoniaco, cosa c’è meglio di un presunto demone come il Re Riccardo III d’Inghilterra per gestirlo? Leggendo il dramma shakespeariano si ha l’impressione che l’ultimo re della casata degli York non fosse granché simpatico al suo grande autore, cosicché Maria Paiato, rivestendone il ruolo nello spettacolo omonimo, Riccardo III, ha il compito di portalo in scena al Teatro Argentina (dove resterà in cartellone fino al 15 marzo) scarrocciandolo dalla farsa alla tragedia, con una punta sottile di umanità. Anche perché leggendo le riforme fatte da Riccardo nei suoi due anni di regno (dato che venne incoronato nel luglio 1483 e morì in battaglia nell’agosto 1485), non parrebbe così pazzo e sanguinario come lo si vorrebbe far credere. In questa rappresentazione della malattia (grave) del potere si respira un po’ del paradosso del Comma 22, per cui: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”. Così funziona un re pazzo che dichiarandosi pazzo chiede (fintamente) di essere esentato dal fare il re. All’apertura di sipario, Maria-Riccardo si fa trovare distesa su di un grande tavolo, sul quale è sospesa una bara chiara per l’intera durata dello spettacolo, in attesa che uno a uno i commensali che prendono parte a un grande Consiglio immaginario del regno, cadano per mano dei sicari del Conte di Gloucester futuro re, portandosi via la sedia sulla quale erano prima seduti, chiaro segno della loro definitiva scomparsa alla pericolosa tavola del potere.

E poi, se si ha prova certa che un grande personaggio abbia eliminato qualcuno per farsi strada, che problema c’è ad addossargliene altri dieci, cento di assassinii che probabilmente non ha mai disposto, o fatto eseguire? E la........

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