Tunisia: la silenziosa regressione democratica
Perché la Tunisia sta incedendo verso una regressione democratica? Il Paese nordafricano, chiamato fino ad alcuni anni fa “la sentinella d’Europa”, non tanto per la posizione geografica e il ruolo metaforico di sorveglianza, ma per alcuni aspetti della società che tratteggiavano affinità con i Paesi della sponda opposta, oggi è sulla rotta inversa a quella che un tempo la collocava all’avanguardia delle riforme politiche e delle prospettive sul rispetto e le libertà individuali e collettive. Così la cosiddetta ottimisticamente “Primavera araba”, suggellata il 14 gennaio 2011 con la fuga del presidente Zine El Abidine Ben Ali, al potere dal 1987, oggi non è solo lontana dal punto di vista dello scorrere del tempo, ma è abissalmente distante dagli obiettivi dello spirito per cui era nata. Il Paese, da luglio 2021, quando il presidente Kaïs Saïed ha rimosso il suo primo ministro e sospeso il Parlamento prima di eleggere un Assemblea con poteri quasi azzerati, ha dato il via ad un processo dove il sistema giudiziario non è più un contrappeso al potere politico, ma uno strumento di disciplina politica, contrapponendo la giustizia ad una illimitata concentrazione di potere e la legge al potere arbitrario.
Così una delle prime vittime della regressione democratica è la libertà di espressione, da qualunque sorgente scaturisca, e si è evidenziata con i numerosi arresti che hanno caratterizzato, in........
