menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

La patente di democrazia e il monopolio del dissenso

15 0
16.06.2026

Esiste un sottile e persistente paradosso che attraversa il dibattito pubblico italiano, un cortocircuito logico che trasforma un valore fondativo e universale in uno strumento di esclusione politica. Oggi, in ampi segmenti del panorama culturale, definirsi democratici sembra non essere più sufficiente. Non basta l’adesione incondizionata ai principi della Carta costituzionale del 1948; non basta riconoscersi in quella Repubblica nata dal sacrificio e dal sangue di chi combatté la dittatura.

Oggi, per essere ammessi nel salotto del “pensiero legittimo”, viene richiesto un passo ulteriore: l’esibizione rituale di una specifica patente di antifascismo, declinata secondo i codici e le parole d’ordine di una precisa area politica.

​Chi sceglie di non piegarsi a questo conformismo linguistico, chi rivendica la propria libertà intellettuale rifiutando di farsi arruolare sotto una bandiera che è diventata di parte, subisce un destino segnato: l’immediata assimilazione alla destra più retrograda, se non addirittura l’accusa infamante di neofascismo. È il grande dilemma della democrazia contemporanea: può un valore che nasce per unire e garantire il pluralismo diventare un criterio di ghettizzazione?

​IL CASO PUGLIA: VENTIDUE ANNI DI EGEMONIA

Questo fenomeno non vive solo........

© L'Opinione delle Libertà