«Lui mi ha colpito, io ho agito per difesa». La madre di Claris: senza di lui c’è il vuoto
«Lui mi ha colpito, io ho agito per difesa». La madre di Claris: senza di lui c’è il vuoto
IL PROCESSO. L’imputato Jacopo De Simone al processo per omicidio: io sopraffatto dalla paura, chiedo scusa. La sorella della vittima in lacrime: «Uno di loro mi ha scritto: il nostro amico è in galera, che giustizia volete ancora?».
Accedi per ascoltare gratuitamente questo articolo
Una madre prova a descrivere il silenzio che abita in casa sua dopo la morte del figlio. Una sorella piange e racconta della paura di vivere. Un giovane imputato chiede scusa, dicendosi incapace di spiegare persino a se stesso perché quella sera prese un coltello e uccise. Nemmeno l’austera aula di un tribunale e le procedure spesso algide di un processo sono riuscite a disinnescare le emozioni che a poco più di un anno di distanza si porta ancora con sé la morte di Riccardo Claris, il 26enne accoltellato il 4 maggio 2025 in via dei Ghirardelli dopo una lite per questioni di tifo iniziata al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina.
L’udienza di martedì 16 giugno del dibattimento a carico di Jacopo De Simone, il 19enne detenuto a Cremona, ha raggiunto vette di intensità emotiva che i processi per omicidio, ormai ridotti per lo più a sorta di riti abbreviati dall’acquisizione degli atti, solitamente non riescono a restituire. De Simone, assistito da Luca Bosisio, nei suoi 10 minuti di dichiarazioni spontanee rese con voce flebile e tono contrito, ha fornito una versione che va a ricalcare quella già consegnata ai carabinieri che l’avevano arrestato e al pm Maria Esposito.
Le dichiarazioni di De Simone
Il coro interista che aveva intonato, «quasi canticchiando» all’interno del Reef........
