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Anche il traffico è cinematografico

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07.04.2026

Le vacanze pasquali, con il classico della gita di Pasquetta, portano con sé anche un grande spauracchio: il traffico. Ma se dovesse capitarvi di restare bloccati in una strada piena di auto, provate a guardarla da un’altra prospettiva: anche l’ingorgo, in fondo, è molto cinematografico. E se questo non basta a consolare, può almeno offrire uno spunto per passare qualche minuto diverso.

L’ingorgo è un tema talmente iconico da essere diventato protagonista anche sul grande schermo. Nel 1979 Ingorgo - Una storia impossibile di Luigi Comencini, con Alberto Sordi e Annie Girardot, raccontava proprio questo scenario, accompagnato da una canzone che riflette sul ritmo frenetico della vita moderna.

Il traffico, del resto, è uno dei problemi più diffusi in Italia, raccontato anche in chiave ironica nel film Johnny Stecchino, con una scena rimasta celebre.

Restare fermi in auto, circondati da altre auto, ha qualcosa di surreale. Lo dimostra Week-end di Jean-Luc Godard, con la sua lunga sequenza che trasforma un ingorgo in una riflessione sulla società contemporanea. Lo stesso tema ritorna in Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio, accompagnato dalla musica di Philip Glass, dove il traffico diventa simbolo del rapporto tra uomo e progresso.

L’ingorgo è quindi una metafora della nostra condizione: immobilità, tempo che scorre, ansia e desiderio di libertà. Un incubo reso celebre anche dalla scena iniziale di 8½ di Federico Fellini. 

E mentre qualcuno sogna soluzioni impossibili come in Men in Black, altri reagiscono in modo più estremo, come in Falling Down.

Forse, però, la soluzione più semplice resta evitarlo del tutto: scegliere mete raggiungibili senza auto, oppure concedersi una giornata diversa, magari al cinema, lasciando il traffico fuori dalla sala.


© l'Adige