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Livorno, minaccia di uccidere la compagna: condannato a un anno

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05.04.2026

Livorno, minaccia di uccidere la compagna: condannato a un anno

«Ti brucio viva», avrebbe detto l’uomo alla vittima, una quarantenne livornese. Ritenuto responsabile di atti persecutori, assolto dai maltrattamenti in famiglia

LIVORNO. Una relazione sentimentale sfociata ben presto nel terrore e culminata in un processo che si è concluso con una condanna a un anno di reclusione per stalking e un’assoluzione per il più grave reato di maltrattamenti in famiglia. È questa la vicenda giudiziaria che ha visto protagonista un cittadino marocchino di 46 anni, residente a Livorno imputato (e ora ritenuto responsabile) per le violenze nei confronti della compagna, una donna livornese poco più che quarantenne, assistita come parte civile dall’avvocata Angie De Santi Simonini.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini delle forze dell’ordine, il rapporto fra i due sarebbe stato caratterizzato, nel tempo, da frequenti litigi e da un clima che si sarebbe progressivamente deteriorato. La procura aveva delineato un quadro pesante, fatto di offese ripetute, minacce e atteggiamenti aggressivi. In più occasioni l’uomo – Il Tirreno ne omette i dati per preservare l’identità della donna vittima delle presunte violenze – avrebbe rivolto alla compagna frasi denigratorie e umilianti, arrivando anche a gesti di disprezzo come sputarle addosso: «Non sei una brava mamma», «Sei una testa di…». Non sarebbero mancati episodi di forte tensione durante i quali avrebbe lanciato oggetti e danneggiato beni, come nel caso dello specchietto di un’auto rotto durante una lite. Fino a minacciare la donna di spararle, lasciare le figlie orfane o di «bruciarla viva».

Tra gli elementi finiti all’attenzione degli inquirenti anche gravissime intimidazioni, tra cui quella di darle fuoco o di spingerla dal terrazzo, oltre a un controllo costante del telefono della donna e delle sue comunicazioni. Un comportamento che, sempre secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe inciso anche sulla vita personale e professionale della vittima, arrivata – stando agli atti – a nascondere le proprie attività per evitare reazioni. La procura aveva contestato il reato di maltrattamenti in famiglia, aggravato dalla presenza di figli minorenni, oltre alla recidiva. Un impianto accusatorio che aveva portato alla richiesta di una misura cautelare nei confronti dell’uomo già nella fase delle indagini preliminari. Nel corso del procedimento penale, tuttavia, il quadro è stato in parte ridimensionato.

Il giudice ha infatti ritenuto non sufficientemente provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la sussistenza del reato di maltrattamenti, pronunciando su questo punto una sentenza di assoluzione. Diversa la valutazione per quanto riguarda il reato di atti persecutori. È proprio su questo fronte che è arrivata la condanna: un anno di reclusione. Secondo il giudice, anche se le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi mesi, dopo la fine della relazione il quarantaseienne avrebbe posto in essere una serie di comportamenti insistenti e molesti, tali da provocare nella donna un perdurante stato di ansia e paura, oltre a un concreto timore per la propria incolumità. Una condotta che rientra pienamente nella fattispecie prevista dal reato di stalking.

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