Eterno pioniere del jazz: cento volte Miles Davis
Parole e musica come ascisse e ordinate
Il giorno di Miles Davis
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Note sussurrate alle orecchie. A cento anni dalla nascita (26 maggio), Miles Dewey Davis III continua a essere più di un’icona pop. È un metodo. Una mutazione continua. Nel jazz quasi tutti hanno avuto un’epoca. Miles Davis le ha avute tutte. Quando una scena diventava prevedibile, l’abbandonava senza guardarsi indietro. «Non suonare quello che c’è - diceva - suona quello che non c’è». Quando arrivò a New York nel 1944, il giovane Miles capì che le vere lezioni erano quelle che prendeva di notte nei club di Harlem. Fu lì che incontrò Charlie Parker e Dizzy Gillespie, sacerdoti del bebop: il jazz veloce, nervoso, virtuosistico che incendiava l’America. Miles si unì al gruppo di Parker e imparò tutto: armonia, caos, velocità, autodistruzione. Ma intuì una cosa fondamentale: non voleva correre più degli altri. Voleva dire di più. Mentre il bebop diventava una gara di acrobazie, Miles rallentò il tempo.
Alla fine degli anni ’40 registrò........
