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Un reggiseno e una busta per risolvere il giallo della morte di Daniela Ruggi

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12.03.2026

Daniela Ruggi, il giallo della morte nel mirino dei Ris

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Montefiorino (Modena), 12 marzo 2026 – Ancora non si sa se quella coppa di reggiseno trovata all’interno della casa torre di Vitriola appartenesse o meno a Daniela Ruggi, il cui assassino ancora non ha un volto. La parte di indumento si trovava a poca distanza dal teschio della vittima – rinvenuto il primo gennaio da due escursionisti -, su cui sono in corso accertamenti alla medicina legale di Milano.

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A caccia di tracce biologiche

Proprio per verificare l’eventuale presenza di tracce biologiche o impronte lasciate ipoteticamente dal responsabile del delitto sull’indumento, il prossimo 18 marzo sarà dato incarico agli esperti del Ris di Parma affinchè venga analizzato. In quella data, infatti, inizieranno gli accertamenti tecnici irripetibili sulla coppa di reggiseno, imbrattata di terra e sequestrata dal Ris che verosimilmente apparteneva alla vittima. All’accertamento prenderà parte anche l’avvocato Deborah De Cicco insieme ai propri consulenti tecnici di parte. Il fratello della vittima, Alberto, rappresentato dal legale figura infatti come parte offesa nel fascicolo aperto dalla procura contro ignoti con l’ipotesi di reato di omicidio volontario.

"Non fu Alberto a forzare la serratura di casa della sorella”

“In quella sede sarò affiancata dai miei consulenti tecnici di parte, di cui vogliamo avvalerci – afferma il legale – al fine di partecipare coscientemente a tutte le operazioni peritali che si svolgeranno da qui in avanti. Vorrei sottolineare che anche nel fascicolo per omicidio rappresento Alberto ma esclusivamente in veste di persona offesa, in qualità di prossimo congiunto di Daniela – continua l’avvocato de Cicco. Tra l’altro agli atti, tra le tante cose che ho appreso e conferma di quanto avevo già anticipato, emerge chiaramente, ad esempio, come non fu Alberto a forzare la serratura di casa della sorella ad aprile del 2024 né a rompere il vetro del portoncino di ingresso. Come infatti confermato a sit da un soggetto, fu quest’ultimo, incaricato da Daniela per suo conto di sistemare la serratura in questione a rompere il vetro con un flessibile al fine di riparare, nonché a ricoprirlo di scotch per pacchi. E’ bene esplicitarlo perchè questo unitamente ad altri elementi possono dimostrare l’estraneità del fratello rispetto a asserite aggressioni ai danni della sorella e giustificare alcuni episodi”.

Una lunga serie di episodi inquietanti

Il ‘caso Ruggi’ risulta via via caratterizzato da una lunga serie di episodi inquietanti: non c’è solo la lettera anonima inviata alla caserma dei carabinieri di Montefiorino a lasciare perplessi, dal momento che l’ignoto mittente ipotizza la dinamica del delitto, quasi descrivendola come se davvero ne fosse a conoscenza. Nel corso delle indagini, infatti, a Montefiorino, via La Piana sono stati rinvenuti in una zona boschiva, tra le rocce alcuni oggetti di proprietà di Daniela. Tra questi una busta bianca, con sopra scritto ‘Daniela’ contenente dieci euro ma anche calze, slip bianchi e neri taglia XL, collant lacerati, una scheda riportante turni di lavoro identica a quella all’epoca in uso alla vittima ma pure un giornalino di ‘Frate Indovino’. Un ritrovamento inquietante che apre a ulteriori svariate e misteriose ipotesi.

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© il Resto del Carlino