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Mostro di Modena, il criminologo Palmegiani: “Individuate tre tipologie di omicidi, potrebbero esserci più colpevoli”

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27.02.2026

Anna Maria Palermo, 20 anni, segnalata all’epoca come tossicodipendente e dedita alla prostituzione, fu uccisa nel ’94

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Sul caso del ’Mostro di Modena’, la famiglia di Anna Maria Palermo che ha chiesto la riapertura delle indagini, si avvale di un superesperto, Armando Palmegiani, ex commissario capo della Scientifica, attuale consulente anche a Garlasco (nella difesa di Sempio). A Modena con l’avvocato Barbara Iannuccelli si batte per dare giustizia alla 20enne uccisa nel gennaio ’94, arrivando finalmente alla verità.

Palmegiani, cosa vi ha convinto a riprendere in mano il caso?

“Con la nostra associazione di criminologia, Nerocrime, avevamo organizzato un convegno sulla cronaca nera a Bologna quando ci contattò Marcello, il fratello di Anna Maria Palermo chiedendoci se potessimo lavorare sul caso. Del ’Mostro di Modena’ ci stavamo già occupando, insieme alla criminologa e psicologa Valentina Marsella, da più di due anni, partendo dal lavoro certosino di due nostre ricercatrici, Pamela Nardi e Irene Moruzzi, che avevano sviluppato una tesi universitaria sull’argomento. Il passo successivo è stato trovare un avvocato che volesse accompagnarci in questo lavoro, che si prefigurava lungo; nel gruppo è quindi entrata anche l’avvocato Barbara Iannuccelli”.

Credete sia davvero possibile ‘ripartire’ e riuscire a trovare nuovi elementi con le fonti di prova in vostro possesso?

“È uno di quei casi che potrebbero avere una svolta grazie alle nuove tecnologie. I reperti originali esistono ancora ed è quindi possibile che emergano nuovi elementi risolutivi. Spesso si tenta di riaprire casi ’freddi’, ma non è sempre possibile, soprattutto quando non vi sono elementi tecnico-scientifici da rianalizzare. Non possiamo pensare che, dopo tanti anni, si possa contare sulle cosiddette ’indagini tradizionali’, che inevitabilmente perdono di efficacia col passare del tempo”.

Dalla lettura delle carte, che idea si è fatto?

“Probabilmente non tutta la serie omicidiaria che normalmente viene compresa tra l’omicidio di Filomena Gnasso, avvenuto il 15 novembre 1983, e quello di Monica Abate, avvenuto il 3 gennaio 1995, è riconducibile a un solo autore”.

Tenderebbe quindi a escludere la tesi del ’serial killer’?

“Non proprio. Abbiamo individuato almeno tre tipologie omicidiarie: questo farebbe pensare a diversi tipi di autore. Tuttavia, vorrei ricordare che Donato Bilancia, nel corso della sua triste ’carriera’, ha modificato il modo di colpire e soprattutto la tipologia delle sue vittime.

Riteniamo che, in linea di massima, possa essere considerata veritiera l’ipotesi che almeno sei vittime siano riconducibili alla stessa mano”.

Quali saranno le prossime ‘mosse’?

“Dato che sono stati ritrovati i reperti, sarà fondamentale seguire le nuove analisi che predisporrà la procura. Con la riapertura delle indagini cambia in parte anche il nostro ruolo di consulenti della famiglia: saremo più partecipi nelle fasi analitiche e, ovviamente, proseguiremo con l’analisi degli atti processuali, che ricordo essere costituiti da migliaia di pagine”.

Cosa può dire l’analisi del dna con le nuove tecniche a disposizione?

“Potrebbe rivelare molto. Ci troveremo però di fronte a due problematiche: la prima riguarda l’estrapolazione di profili biologici dai reperti dell’epoca, che potrebbero essere deteriorati a seconda delle modalità di conservazione; la seconda riguarda l’eventuale identificazione dei soggetti, qualora emergessero dei profili, e la possibilità di compararli a distanza di così tanto tempo”.

Da una parte Garlasco, dall’altra il Mostro di Modena. Quali sono i ‘pilastri’ del suo ruolo nell’ambito di indagini così complesse?

“Generalmente, quando entro in un caso, non mi occupo soltanto della scena del crimine o delle indagini scientifiche, ma cerco di avere una visione d’insieme che comprenda anche l’intero impianto investigativo. Per quanto riguarda il caso Palermo, insieme al nostro centro studi lavoriamo su tutti gli aspetti relativi alle dieci vittime di cui ho accennato”.

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© il Resto del Carlino