Medici di base e guardie mediche: “Ne mancano 41, in provincia 140. Ma i giovani non lo vogliono più fare”
Sopra, un ambulatorio. In alto Vincenzo Immordino, referente regionale Simet
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Forlì, 3 aprile 2026 – Sessantotto medici di base mancanti nel territorio forlivese, 140 in tutta la provincia: numeri che fotografano una difficoltà ormai strutturale nella copertura dell’assistenza primaria, che riguarda sia i medici di medicina generale sia quelli della continuità assistenziale (le ex guardie mediche e i professionisti in forza ai Cau).
È su questo quadro che si concentra l’interrogazione presentata dai consiglieri regionali di Forza Italia Valentina Castaldini e Pietro Vignali, che chiedono alla Regione risposte sulla carenza di personale sanitario sul territorio. Pochi giorni fa il Bollettino ufficiale dell’Emilia-Romagna ha pubblicato l’elenco degli incarichi vacanti suddivisi per àmbito territoriale: nel Comune di Forlì risultano 41 posti non assegnati, con vincoli specifici per l’apertura degli studi medici a Barisano, Carpinello, San Lorenzo in Noceto e nel quartiere Cava. Nel Basso Bidente – che comprende Bertinoro e Forlimpopoli – mancano otto medici, con obbligo d’apertura a Santa Maria Nuova. A Meldola i ruoli scoperti sono tre. Nell’Alto Bidente, tra Santa Sofia, Civitella di Romagna e Galeata, i medici mancanti sono cinque, ai quali se ne aggiungono altrettanti tra Predappio e Premilcuore. Nell’ambito della Valle del Montone – Castrocaro Terme e Terra del Sole, Dovadola, Rocca San Casciano e Portico – le carenze sono cinque, mentre nel Tramazzo (Modigliana e Tredozio) si registra un solo posto vacante.
“Non è solamente un problema di numeri – spiegano in una nota i consiglieri regionali –, ma di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che permette la presa in carico di ogni persona che, prima o poi, avrà bisogno del proprio dottore. Ogni medico di base non può superare il massimale di pazienti presi in carico; quindi, è normale che ci sarà chi si trova a dover cercare un professionista in un altro comune, o addirittura a rimanere senza copertura sanitaria di base. Ci auguriamo che la Giunta si attivi per garantire una reale assistenza sanitaria di prossimità”.
A leggere la situazione è anche Vincenzo Immordino, medico di famiglia e referente regionale del sindacato Simet: “Oggi, con il ruolo unico, chi prende la convenzione deve fare sia attività ambulatoriale sia attività oraria, come guardia medica e Cau. Si fanno i bandi per tutte queste posizioni, ma se siamo fortunati verrà coperto il 10% dei posti disponibili – sottolinea –. A Forlì, su 41 zone carenti, tra gli studenti in specializzazione non c’è nessuno disposto ad assumere l’incarico di medico di base”.
Il rischio, nel medio periodo, è un cambiamento del modello assistenziale: “Si andrà verso ambulatori a cui si accederà al bisogno, ma questa non è una presa in carico vera e continuativa: è un sistema che risponde all’urgenza, ma non segue il paziente cronico né fa prevenzione – osserva Immordino –. Questa carenza l’avevamo già segnalata dieci anni fa, ma si è intervenuti poco e tardi. Oggi il carico di lavoro è diventato difficile da sostenere e questo porta anche alcuni medici a lasciare o ad anticipare la pensione. Chi oggi sceglie questo percorso dev’essere facilitato, con meno burocrazia e condizioni più sostenibili”.
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