Movida e sicurezza in centro. L’idea: reintrodurre gli street tutor. Ma il nodo è sui costi del progetto
Rendere sicuri non solo i locali, ma anche le loro pertinenze: le strade e le piazze da percorrere per raggiungerli, dove i ragazzi si fermano a chiacchierare e a concludere - o iniziare - la serata. È il compito degli street tutor, addetti appositamente formati che intervengono a sostegno di gestori di locali e organizzatori per prevenire i rischi e mediare i conflitti nello spazio, anche pubblico, adiacente ai locali e ai luoghi nei quali si svolgono gli eventi. A Cervia sono in azione da anni, a Faenza nei prossimi mesi si prevede di concretizzare un progetto in merito. E a Ravenna Confcommercio propone di attivarli, tanto che se ne è parlato anche nel corso di una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura. "È una cosa di cui si è parlato per le zone dove c’è più movida, mettendo insieme le varie attività – spiega Mauro Mambelli, presidente provinciale di Confcommercio –. Potrebbe essere utile in più zone del centro storico: penso a piazza Kennedy, ad esempio, dove ci sono varie attività che contribuiscono alla movida notturna. Le forze dell’ordine fanno quello che possono ma devono controllare tutto il territorio, intervengono dove serve. Avere delle persone che stazionano fuori dai locali nelle serate di maggiore movimento, creando magari un calendario legato agli eventi, è un’altra cosa". Il problema è legato ai costi: "In passato erano già stati istituiti, a carico degli imprenditori. Alcune attività parteciparono, ma alla fine si ridussero a 2 o 3. Le attività sostengono già molte spese, ci chiediamo se sia possibile unire le forze, collaborare anche col pubblico e trovare una quadra, integrando così il contributo degli imprenditori". Il riferimento è anche alla discussione che negli ultimi mesi ha tenuto banco a Rimini, dove parte dei fondi della tassa di soggiorno verrà utilizzata per iniziative legate alla sicurezza.
Il vicesindaco con delega alla Sicurezza Eugenio Fusignani apre alla possibilità di introdurre gli street tutor, ma esclude che il Comune possa contribuire economicamente al progetto: "Va contenuto il degrado, ma anche tutelata la sicurezza dei fruitori, che sono ragazzi giovani. Non basta più che una discoteca abbia personale per la sicurezza all’interno, ma occorre garantire la stessa cosa anche all’esterno: nel raggio di cento metri un fruitore deve potersi sentire tranquillo, anche mentre raggiunge la sua auto. Gli street tutor sono la strada da seguire, serve una riflessione e un confronto su questo e il Comune è aperto su questo. Dovrà essere fatto un confronto con le associazioni di categorie, includendo nel dialogo anche il settore Attività produttive". Ma sull’aspetto economico "il Comune non può sostituirsi a oneri che competono alle istituzioni private, e che non devono ricadere sulla collettività. Le imprese hanno un interesse legittimo all’intrattenimento che è un business. Nel nostro territorio l’offerta è di qualità, e a questo concorre anche la sicurezza".
